«Mauro Bolognini nasce a
Pistoia nel 1923. Frequenta il liceo Classico "Forteguerri", quindi
intraprende gli studi di architettura che non poco lo
influenzeranno nella propria concezione del cinema. Perfeziona poi
le sue spiccate attitudini figurative durante il Corso di
scenografia al Centro Sperimentale di Cinema, diventando
aiuto-regista di Luigi Zampa, figura di rilievo del neorealismo e
anche di cineasti transalpini come Yves Allegret e Jean Delannoy.
L'approdo al lungometraggio avviene con Ci troviamo in
galleria che, se non altro, rivela in una piccola parte una
giovanissima Sophia Loren. Seguono un paio di commedie [...] fino a
Gli innamorati, del '55, che è un risultato
interessante sia per la leggerezza con cui si raccontano gli amori
di diverse coppie sia per l'abilità nella direzione di un
manipolo di promettenti giovani attori: è questo certamente
uno dei pregi più rimarchevoli del regista pistoiese.
Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo - titolo
chilometrico di almeno quindici anni in anticipo su quelli
wertmulleriani - è anch'essa una commedia divertente
sorretta dalle robuste spalle dei migliori attori comici nostrani:
Sordi, Peppino De Filippo, Aldo Fabrizi, Gino Cervi, Nino Manfredi
[...]. Non banali ritratti dell'Italia della ripresa appaiono anche
Marisa la civetta, con un'Allasio scintillante, I giovani
mariti e Arrangiatevi!, film in cui Bolognini incontra
"il principe della risata" Totò, una riflessione pungente
all'indomani della legge Merlin. Con La notte brava, per
alcuni uno dei suoi esiti migliori, Bolognini descrive il degrado
delle borgate della periferia romana che Pasolini, non a caso qui
co-sceneggiatore, aveva tanto acutamente descritto nel dittico
romanzesco Ragazzi di vita e Una vita violenta. Nel
1960, con Il Bell'Antonio, si apre una nuova maniera nel
viatico dell'artista giacché egli si sofferma con maggiore
accuratezza sulla resa formale e la confezione dei suoi lavori, da
qui in avanti, conoscerà una raffinatezza più
ricercata - che talvolta sarà accusata, non sempre con
ragione, di calligrafismo. Inoltre Il Bell'Antonio
assume un'importanza primaria nella carriera bologniniana
poiché si tratta del suo primo grande lavoro tratto da
un'opera letteraria, il bellissimo romanzo di Vitaliano Brancati,
che il regista trasporta dall'epoca fascista a quella in cui il
film è girato ovvero a cavallo fra il decennio dei Cinquanta
e dei Sessanta. L'"istanza di attualizzazione" (Simona Costa)
attira più volte Bolognini, ad esempio ne La Viaccia,
in cui il regista rilegge con molte varianti il romanzo d'impronta
verista dell'amiatino Mario Pratesi, L'eredità,
dimostrandosi comunque "uno dei più fini metteur en-scene"
del cinema italiano" (Maurizio Del Vecchio). Succede lo stesso
nello sveviano Senilità, in cui il tempo della storia
viene fatto slittare da quello post-risorgimentale del romanzo a
quello tra le due guerre del film. Con La giornata balorda
il regista opera una sorta di approfondimento dei temi già
filmati ne La notte brava, con Agostino si confronta
per la prima volta con un lavoro di Alberto Moravia, uno dei suoi
referenti letterari più frequenti (girerà per la
televisione, addirittura, un suo libro, Gli indifferenti).
La corruzione è l'ultimo lungometraggio prima della
lunga parentesi dedicata ai film a episodi, tanto in voga allora.
[...] Usufruisce poi di un cast internazionale, come sovente gli
accade, per Arabella e di una diva del calibro della Lollo
per Un bellissimo novembre dopodiché firma forse il
suo film più bello e giustamente più celebre,
Metello, opera anch'essa di stretta matrice letteraria
perché tratta dall'omonimo romanzo di Vasco Pratolini che,
dopo qualche titubanza, apprezzò molto la riduzione
cinematografica. Ottavia Piccolo, per questo film, ottenne il
premio di migliore attrice al Festival di Cannes, così come
accadrà sei anni più tardi alla Dominique Sanda de
L'eredità Ferramonti, esito non trascurabile di un
modesto romanzo di fine Ottocento del massese trapiantato a Roma
Gaetano Carlo Chelli. Bolognini s'infiltra in uno scandalo felsineo
di inizio Novecento in Fatti di gente perbene e pone il suo
sguardo, sempre garbato, sul ventennio fascista in Libera, amore
mio, quarto ed ultimo sodalizio con Claudia Cardinale. Vira poi
al grottesco e macabro (insieme ai coevi Brutti, sporchi e
cattivi di Scola e Casotto di Sergio Citti) con Gran
bollito, anche se la stagione più felice sembra ormai
conclusa. Nondimeno riesce sempre a impiegare attori di rango
internazionale, come Isabelle Huppert in La storia vera della
signora delle camelie e Liv Ullmann in Mosca addio -
fatto sintomatico del prestigio di cui ancora Bolognini gode
all'interno dell'industria cinematografica. [...] Non può
essere dimenticata, ché farebbe torto alla
poliedricità dell'autore, l'attività teatrale e
lirica di Bolognini che, in tal senso, dev'essere ritenuto regista
di prim'ordine, al fianco di Ingmar Bergman e Zeffirelli»
(Francesco Sgarano - Centro Mauro Bolognini).
Le citazioni presenti nelle schede sono in buona parte
estrapolate dal Castoro su Bolognini di Pier Maria Bocchi e
Alberto Pezzotta (2008).
Si ringrazia per la
collaborazione il Centro Mauro Bolognini.
mercoledì 17
ore
17.00
Ci troviamo in galleria
(1953)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto:
Fede Arnaud, Alberto Liberati; sceneggiatura: Steno, Alessandro
Continenza, Lucio Fulci, Luigi Viganotti, M. Bolognini; fotografia:
Marco Scarpelli; scenografia: Alberto Boccianti; costumi: Maria
Cecchi Baroni; musica: Carlo Rustichelli; montaggio: Mario
Serandrei; interpreti: Nilla Pizzi, Carlo Dapporto, Sophia Loren,
Mario Carotenuto, Gianni Cavalieri, Fiorenzo Fiorentini, Carletto
Sposito; origine: Italia; produzione: Athena Cinematografica;
durata: 93'
Primo film da regista di
Bolognini, un film-varietà costruito attorno a Nilla Pizzi e
a Carlo Dapporto. Un comico di varietà che lavora nei teatri
di terz'ordine scopre e porta al successo la donna che diventa sua
moglie. Lei per ricambiare organizza a sua insaputa uno spettacolo
in un grande teatro che darà all'uomo finalmente il meritato
successo. «Probabilmente Ci troviamo in Galleria non
c'entra molto con il cinema di Bolognini: ma dimostra
un'intelligenza vigile e ironica anche dietro la confezione da
prodotto commerciale» (Bocchi-Pezzotta).
ore
19.00
Guardia, guardia scelta,
brigadiere e maresciallo (1956)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto:
Paolo Frascà; sceneggiatura: Ruggero Maccari, Ettore Scola,
Nicola Manzari; fotografia: Aldo Giordani; scenografia: Flavio
Mogherini; costumi: Elio Costanzi; musica: Carlo Rustichelli;
montaggio: Roberto Cinquini; interpreti: Alberto Sordi, Peppino De
Filippo, Aldo Fabrizi, Gino Cervi, Valeria Moriconi, Tiberio Mitri,
Nino Manfredi; origine: Italia; produzione: Imperial Film, Enic;
durata: 92'
Film su
commissione per Bolognini, alla sua uscita in sala ha avuto un buon
successo di pubblico. Film comico sulle avventure di alcuni vigili
urbani di Roma: il graduato Alberto che per la sua intransigenza
verrà spedito a Milano (con la famosa sequenza di Sordi che
regola il traffico a piazza Duomo); il petulante Giuseppe che sogna
di comporre l'inno della banda dei vigili urbani di cui fa parte;
il bonario Pietro tutto preso dalla sua famiglia; e così
via. «Arrangiamenti rossiniani per banda aprono e chiudono il
film, e la colonna sonora di Rustichelli contrappunta tutte le
scene, concepite come assoli e duetti di vari attori»
(Bocchi-Pezzotta).
ore
20.45
Incontro moderato da Enrico
Magrelli con Pier Maria Bocchi, Manolo Bolognini,
Roberto Cadonici, Gabriele Cecconi, Ennio
Guarnieri, Alberto Pezzotta
Nel corso dell'incontro
verrà presentato il volume di Pier Maria Bocchi e Alberto
Pezzotta Mauro Bolognini, il castoro cinema, Milano,
2008
a seguire
Senilità
(1962)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto:
dal romanzo omonimo di Italo Svevo; sceneggiatura: Goffredo Parise,
Tullio Pinelli, M. Bolognini; fotografia: Armando Nannuzzi;
scenografia: Luigi Scaccianoce; costumi: Piero Tosi; musica: Piero
Piccioni; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Claudia Cardinale,
Anthony Franciosa, Betsy Blair, Philippe Leroy, Aldo Bufi Landi,
Franca Mazzoni; origine: Italia/Francia; produzione: Zebra
Film, Aera Film; durata: 110'
Un uomo già maturo,
Emilio, s'innamora di una ragazza, Angiolina, ma le continue
infedeltà della donna lo costringono a lasciarla. Quando la
sorella si suicida per una delusione d'amore, Emilio resterà
solo per sempre. «In un film dove tutti sono variamente
perdenti, patetici e sgradevoli, e dove la macchina da presa molto
spesso non è all'altezza dei personaggi, ma è in
plongée o li riprende dal basso, Bolognini
probabilmente cercava nella narrazione in prima persona un mezzo
per infondere un po' di pathos. Emilio, peraltro, è afflitto
da un io debordante: non fa che ripetere "provo compassione di me
stesso", "avevo punito me stesso". È l'uomo decadente,
arrivato a un eccesso di consapevolezza e incapace di avere un
rapporto diretto con la realtà»
(Bocchi-Pezzotta).
Copia
proveniente dal Centro Mauro Bolognini - Ingresso gratuito
Vietato ai
minori di anni 14
giovedì
18
ore
17.00
Gli innamorati
(1955)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto:
Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa; sceneggiatura: P.
Festa Campanile, M. Franciosa, Giuseppe Mangione, M. Bolognini,
[non accreditati Giuseppe Berto, Sandro Continenza, Pasquale
Puntieri]; fotografia: Massimo Sallusti; scenografia: Giulio
Bellardini; musica: Carlo Rustichelli; montaggio: Otello Colangeli;
interpreti: Antonella Lualdi, Franco Interlenghi, Sergio Raimondi,
Valeria Moriconi, Nino Manfredi, Gino Cervi; origine: Italia;
produzione: Alessandro Jacovoni Produzione Cinematografica; durata:
95'
Piccole e
intime vicende amorose di alcune giovani coppie nella Roma popolana
teatralizzate dal regista in un'unica piazza (piazza Navona e
dintorni, ma anche piazza Montevecchio). Il risultato è un
esempio originale di neorealismo rosa interpretato da grandi
attori. «Intrighi d'amore e di gelosie in un quartiere
popolare di Roma: un piccolo mondo di bibitari, parrucchieri,
ostesse, bulli e "bbone". Insomma, di poveri ma belli. Commedia
briosamente giovanile sui giovani, di taglio goldoniano nonostante
l'ambientazione romanesca […]. Recitato con garbo, è
scaltro e piacevole» (Morandini).
ore
19.00
Giovani mariti
(1958)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto:
Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa; sceneggiatura: Piero
De Bernardi, Enzo Curreli, P. Festa Campanile, M. Franciosa,
Luciano Martino, M. Bolognini; fotografia: Armando Nannuzzi;
scenografia: Flavio Mogherini; costumi: Piero Tosi; musica: Mario
Zafred; montaggio: Roberto Cinquini; interpreti: Isabelle Corey,
Antonio Cifariello, Franco Interlenghi, Raf Mattioli, Gerard Blain,
Enio Girolami, Rosy Mazzacurati; origine: Italia/Francia;
produzione: Nepi Film, Zodiac Film; durata: 99'
Vincitore della Palma per la
sceneggiatura al Festival di Cannes, il film è il ritratto
generazionale di un gruppo di amici ventenni nel passaggio tra la
gioventù e l'età adulta, scandito da due momenti di
festa: l'addio al celibato di Franco all'inizio e la partenza per
Milano un anno dopo di Marcello a chiudere il film. Il matrimonio,
il lavoro e la sicurezza economica sono i segni della fine delle
illusioni giovanili che Bolognini colloca nella provinciale Lucca e
in un'ambientazione borghese nuova rispetto ai film precedenti.
«Pur essendo popolato di belle ragazze, Giovani mariti
è forse il primo film italiano pensato e realizzato da un
punto di vista esclusivamente e diremmo partigianamente maschile, e
dove serpeggia un avvertibile, amaro, quasi rancoroso senso di
misoginia, che costituisce una delle sue componenti più
interessanti» (Cattivelli).
ore
21.00
Arrangiatevi (1959)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto:
dalla commedia Casa nova... vita nova di Matteo De Majo e
Vinicio Gioli; sceneggiatura: Leo Benvenuti, Piero De Bernardi;
fotografia: Carlo Carlini; scenografia: Mario Garbuglia; costumi:
Piero Tosi; musica: Carlo Rustichelli; interpreti: Peppino De
Filippo, Totò, Laura Adani, Maria Cristina Gajoni, Cathia
Caro, Marcello Paolini; origine: Italia; produzione: Cineriz;
durata: 105'
Peppino
Armentano, alla disperata ricerca di una casa per la sua famiglia,
si vede offrire uno splendido appartamento a prezzo irrisorio, ma
ben presto si svela il mistero. Divertente commedia degli equivoci
che unisce l'emergenza case con gli effetti della legge Merlin.
«Il film di Bolognini […] si fa notare subito per
l'accuratezza e la dignità della realizzazione che si avvale
di una sceneggiatura fluida e scorrevole, di un dialogo vivace e
brillante, di un'interpretazione calzante e priva di sciatteria di
Laura Adani (la cui scelta per il ruolo della protagonista è
già un fatto significativo e lodevole) e di un De Filippo e
un Totò che si impegnano, con risultati talora felici, a non
affidare interamente le loro parti al tranquillo e monotono calco
di un logoro cliché. Ma queste qualità di esecuzione,
di correttezza formale, sarebbero ben povera cosa, costituirebbero
un risultato modesto e marginale, se il film non si segnalasse per
l'immediatezza con cui sa cogliere taluni volgari luoghi comuni e
pregiudizi ipocriti del costume italiano, dandone una versione
ironica e divertita, di un divertimento ambiguo però, a
mezzo tra le velleitarie impennate satiriche e gli effetti comici
di dubbio gusto» (Ferrero).
Vietato ai
minori di anni 16
venerdì
19
ore
17.00
Madamigella di Maupin
(1966)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto:
dal romanzo omonimo di Théophile Gautier; sceneggiatura:
Luigi Magni, José G. Maesso; fotografia: Roberto Gerardi;
scenografia: Ezio Frigerio; costumi: Danilo Donati; musica: Franco
Mannino; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Catherine Spaak,
Robert Hossein, Tomas Milian, Mikaela, Angel Alvarez, Ottavia
Piccolo, Franco Squarciapino; origine:
Italia/Francia/Spagna/Jugoslavia; produzione: Jolly Film,
Consortium Pathé, Tecisa Film, Filmservis ; durata:
94'
Vincitore del
premio per la miglior regia al Festival di San Sebastian, è
un film di cappa e spada in cui cavalieri, duelli e battaglie sono
una cornice per una messa in discussione ludica e divertita dei
ruoli e delle identità sessuali. Maddalena per sfuggire ai
soldati ungheresi che hanno preso il castello di suo zio si
traveste da seminarista. Camuffata da ragazzo, con il nome di
Teodoro, invece di nascondersi in un monastero, decide di esplorare
il mondo. Arruolato forzatamente, segue come portabandiera il
capitano Alcibiade che non riuscirà a resistere
all'attrazione verso il suo giovane soldato. «Il corpo e il
volto "ossei e neutri" di Catherine Spaak servono a Bolognini e ai
suoi "compagni di sventura" […] come simulacri indefessi di
un'alterità che percorre la guerra senza venirne offesa
né ferita, ma anzi offendendo e ferendo la guerra stessa nei
suoi principi apparentemente più intoccabili, ovvero il
rigore militare, il cameratismo, la "maschità",
l'azzeramento dei sentimenti» (Bocchi-Pezzotta).
Vietato ai
minori di anni 18
ore
19.00
La mia signora
(1964)
Regia: Tinto Brass, Luigi
Comencini, Mauro Bolognini; soggetto: Rodolfo Sonego, Alberto
Bevilacqua, L. Comencini, Marcello Fondato; sceneggiatura: R.
Sonego, A. Bevilacqua, M. Fondato, Goffredo Parise; fotografia:
Otello Martelli, Bruno Barcarol; scenografia: Mario Garbuglia;
costumi: Gabriella Mayer, Piero Gherardi; musica: Armando
Trovajoli; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Silvana Mangano,
Alberto Sordi; Elena Nicolai, Marisa Florio; origine: Italia;
produzione: Dino De Laurentiis Cinematografica; durata: 100'
Ep. I miei cari. Marco
è ricoverato da più di un mese in ospedale, la
moglie, la suocera e il figlioletto lo vanno a trovare,
rinfacciandogli di essere inutile. «Nella stringatezza,
l'episodio è semplice e perfetto»
(Bocchi-Pezzotta).
Ep. Luciana. Luciana e
Giovanni si incontrano all'aeroporto di Fiumicino, dove hanno
accompagnato i rispettivi insopportabili coniugi che partono sullo
stesso aereo. L'aereo ha un guasto e deve volare per sei ore
sull'aeroporto prima di poter atterrare. Luciana e Giovanni passano
queste ore insieme, sempre più intimi e complici nella loro
infelicità coniugale. «Bolognini adotta con
disinvoltura i tratti tipici della commedia italiana che assicurano
la risata amara: la complicità mista a denigrazione verso il
personaggio, la tragedia volta in farsa. Ma non dà di gomito
allo spettatore, non lo consola, gli offre uno specchio
impietoso» (Bocchi-Pezzotta).
ore
21.00
Un bellissimo novembre
(1969)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto:
dal romanzo omonimo di Ercole Patti; sceneggiatura: Lucia Drudi
Demby, Antonio Altoviti, Henry Waughan ; fotografia: Armando
Nannuzzi; scenografia: Vanni Castellani; costumi: Cesare Rovatti;
musica: Ennio Morricone; montaggio: Roberto Perpignani; interpreti:
Gina Lollobrigida, André Laurence, Gabriele Ferzetti, Paolo
Turco, Danielle Godet, Margarita Lozano, Isabella Savona, Jean
Maucorps; origine: Italia/Francia; produzione: Adelphia Compagnia
Cinematografica, Les Artistes Associés; durata: 91'
Catania, Nino è un
adolescente irrequieto di buona famiglia, che durante una riunione
nella casa di campagna dello zio Alfio, rimane stregato dalla
matura e provocante bellezza di sua zia Cettina. La donna ricambia
le sue attenzioni, pur essendo già divisa tra il marito e la
relazione con il collega di questi Sasà. L'attrazione
diventa ossessione, ma viene subito schiacciata dal ritorno a una
realtà più accomodante: il matrimonio con la cugina
coetanea Giulietta. «Per Bolognini, la vicenda di Un
bellissimo novembre è ancora una volta lo strumento
privilegiato per rilevare la prigionia derivata da un pensiero
egemone e insieme per rappresentare lo scarto inevitabile ma non
benvenuto tra attitudini ed età diverse, anch'esso
dipendente dall'omologazione di vedute»
(Bocchi-Pezzotta).
sabato
20
ore
17.00
Il bell'Antonio
(1960)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto:
dal romanzo omonimo di Vitaliano Brancati; sceneggiatura: Pier
Paolo Pasolini, Gino Visentini; fotografia: Armando Nannuzzi;
scenografia: Carlo Egidi; arredamento e costumi: Piero Tosi;
musica: Piero Piccioni; montaggio: Nino Baragli; interpreti:
Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Pierre Brasseur, Rina
Morelli, Tomas Milian, Fulvia Mammi; origine: Italia/Francia;
produzione: Arco Film, Lyre Film; durata: 103'
La Catania provinciale di
Brancati, in cui i comportamenti individuali sono regolati da
principi inesorabili, rivive nell'affresco preciso e luminoso di
Bolognini e nell'interpretazione controllata di Mastroianni.
Antonio tornato a Catania dopo alcuni anni vissuti a Roma sposa la
bella Barbara di cui è innamorato. Non riesce a consumare il
matrimonio e Barbara lo lascia. Per lavare l'onta dell'impotenza il
padre di Antonio va con una prostituta, ma le muore tra le braccia.
Solo con la presunta gravidanza di una serva, a lui imputata,
Antonio potrà forse riabilitare il suo onore. «Il
regista […] ci ha restituito una Sicilia ora lirica, ora
pettegola e rissosa di struggente verità. Certe sequenze
de Il bell'Antonio sono destinate a diventar celebri, anche
perché Bolognini ha trovato nell'operatore Nannuzzi un
collaboratore magico, e senz'altro d'eccezione»
(Bianchi).
ore
19.00
La notte brava
(1959)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto
e sceneggiatura: dal romanzo Ragazzi di vita di Pier Paolo
Pasolini; sceneggiatura: P. P. Pasolini, Laurence Bost; fotografia.
Armando Nannuzzi; scenografia: Carlo Egidi; costumi: Marcel
Escoffier; musica: Piero Piccioni; montaggio: Nino Baragli;
interpreti: Jean-Claude Brialy, Anna Maria Ferrero, Franco
Interlenghi, Laurent Terzieff, Antonella Lualdi, Elsa Martinelli;
origine: Italia; durata: 95'
La notte brava dei ragazzi di
vita pasoliniani: «Epidermicamente picaresco, elegantemente
erotico, raffinatamente manierista» (Morandini).
«È stato un film di rottura per l'Italia,
perché in precedenza la generazione dei giovani era stata
rappresentata al cinema solo dai "poveri ma belli". In La notte
brava, invece, ci sono i ragazzi veri, si parlava di
sottoproletariato, di prostituzione, di magnaccia. Il cast era
composto da attori giovani e straordinari, c'erano la Ferrero e la
Lualdi, con me, ma anche Terzieff e Brialy, che in Francia avevano
fatto i film della Nouvelle vague. Pasolini veniva spesso sul set
ma, malgrado fosse lo sceneggiatore del film, non si permetteva di
aprire bocca con Bolognini. Si limitava ad osservare»
(Martinelli).
Vietato ai
minori di anni 16
ore
21.00
La giornata balorda
(1960)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto:
Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini dai Racconti romani e
Nuovi racconti romani di A. Moravia; sceneggiatura: P. P.
Pasolini, A. Moravia, Marco Visconti; fotografia: Aldo Scavarda;
scenografia: Carlo Egidi; costumi: Pier Luigi Pizzi; musica: Piero
Piccioni; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Jean Sorel, Lea
Massari, Paolo Stoppa, Jeanne Valerie, Valeria Ciangottini, Rick
Battaglia; origine: Italia/Francia; produzione: Produzioni
Intercontinentali, Euro International Film, Trascontinental Film;
durata: 81'
Prendendo
spunto da alcuni racconti di Moravia, che incontrano, però,
l'universo pasoliniano delle periferie e del malaffare, il film si
concentra su una singola giornata nella vita di Davide, un ragazzo
che vive nei palazzoni della periferia romana, alla ricerca di un
lavoro per poter sposare e mantenere la fidanzata e il figlioletto.
«Lo stesso rifiuto di una trama ben ordinata […]
consente a Bolognini di mettere alla prova le sue notevoli
capacità di analisi […]. I conflitti umani, la stessa
tensione sociale e morale […] scaturiscono con chiarezza e
spontaneità» (Gallo).
Vietato ai
minori di anni 14
domenica
21
ore
17.00
La viaccia (1961)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto:
dal romanzo L'eredità di Mario Pratesi;
sceneggiatura: Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, Vasco
Pratolini; fotografia: Leonida Barboni; scenografia: Flavio
Mogherini; costumi: Bice Brichetto; musica: Piero Piccioni;
montaggio: Nino Baragli; interpreti: Jean-Paul Belmondo, Claudia
Cardinale, Pietro Germi, Romolo Valli, Paul Frankeur, Gabriella
Pallotta; origine: Italia/Francia; produzione: Arco Film, Galatea,
Titanus, Societé Generale Cinematografique; durata:
106'
Amerigo,
figlio di poveri contadini, è mandato dalla famiglia a
lavorare da uno zio vinaio. A Firenze Amerigo conosce Bianca, una
ragazza che lavora in una casa chiusa, e se ne innamora. Ruba dei
soldi allo zio e viene rispedito dai genitori, ma dopo un litigio
con il padre torna a Firenze e va a lavorare come attendente nella
casa chiusa. La tragedia è dietro l'angolo. «Bolognini
[…] ha ritrovato - con più maturata esperienza - il
vigore, l'estro e la sapienza con cui aveva tanto felicemente
esordito anni fa, riuscendo a trovare il giusto punto di incontro
fra un'ispirazione decisamente letteraria, colta e figurativamente
preziosa e una tematica di dura ed asciutta derivazione
realista» (Rondi).
Vietato ai
minori di anni 16
ore
19.00
Agostino
(1962)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto:
dall'omonimo romanzo di Alberto Moravia; sceneggiatura: Goffredo
Parise; fotografia Aldo Tonti; scenografia e costumi: Maurizio
Chiari; musica: Carlo Rustichelli; montaggio: Nino Baragli;
interpreti: Paolo Colombo, Ingrid Thulin, John Saxon, Mario
Bartoletti, Aldo Bussaglia, Roberto Mancia; origine: Italia;
produzione: Baltea Film; durata: 89'
Il decenne
Agostino è in vacanza con la madre in un hotel di lusso al
Lido di Venezia. Il figlio ha un rapporto morboso e possessivo con
la madre. Quando la donna è corteggiata da Renzo, Agostino
si sente escluso e abbandonato. Conosce altri ragazzi più
smaliziati di lui che gli spiegano il legame che c'è tra sua
madre e Renzo. Sconvolto dalla rivelazione e dai problemi per il
passaggio a un'età critica, il ragazzo si aggrega a un
compagno più grande di lui per una visita ad una prostituta.
«Ho situato il film in una città diversa da quella del
romanzo: ho preferito Venezia a Viareggio per il desiderio di avere
più acqua. Questo tema dell'acqua c'era anche a Viareggio,
ma a Venezia era ancora più forte. Il tema dell'acqua
è più dolce a Venezia che in qualsiasi altra
città direttamente sul mare» (Bolognini).
Vietato ai
minori di anni 18
ore
20.45
La corruzione (1963)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto:
Ugo Liberatore; sceneggiatura: U. Liberatore, Fulvio Gicca;
fotografia: Leonida Barboni; scenografia e costumi: Maurizio Serra
Chiari; musica: Giovanni Fusco; montaggio: Nino Baragli;
interpreti: Alain Cuny, Rosanna Schiaffino, Jacques Perrin, Isa
Miranda, Filippo Scelzo, Ennio Balbo; origine: Italia/Francia;
produzione: Arco Film, S.O.P.A.C., Burgundia Film; durata:
83'
Il giovane
Stefano, figlio di un ricco industriale, terminati gli studi,
vorrebbe farsi frate. Tornato a casa del padre lo informa del suo
desiderio, ma questi si oppone e lo fa buttando il giovane tra le
braccia della sua amante Adriana. Dopo una vacanza in yacht,
Stefano assiste impotente al suicidio di un dipendente della
fabbrica di famiglia, accusato ingiustamente dal padre. «Il
film affronta una questione in apparenza semplice:
l'impossibilità per la gioventù di seguire la propria
vocazione, attorniata da obblighi famigliari, pressioni esterne e
richiami prosaici irresistibili (su tutti, il denaro)»
(Bocchi-Pezzotta).
lunedì
22
chiuso
martedì
23
ore
17.00
Le streghe (1967)
Regia: Luchino Visconti, Mauro
Bolognini, Pier Paolo Pasolini, Franco Rossi, Vittorio De Sica;
soggetto e sceneggiatura: Giuseppe Patroni Griffi, Age &
Scarpelli, Bernardino Zapponi, P. P. Pasolini, F. Rossi, Luigi
Magni, Cesare Zavattini; fotografia: Giuseppe Rotunno; musica:
Ennio Morricone, Piero Piccioni; montaggio: Mario Serandrei, Nino
Baragli, Giorgio Serrallonga, Adriana Novelli; interpreti: Silvana
Mangano, Alberto Sordi, Totò, Annie Girardot, Clint
Eastwood; origine: Italia/Francia; produzione: Dino De Laurentiis
Cinematografica, Les Productions Artistes Associés; durata:
105'
L'episodio diretto da
Bolognini s'intitola Senso civico. Una donna soccorre un
altro automobilista ferito e sfreccia per le strade di Roma. Non
è l'ospedale in suo obiettivo, ma un luogo in mezzo alla
più estrema periferia dove incontrare l'amante e abbandonare
il malcapitato. «Senso civico è il più
gustoso […]. Un Sordi mattatore che recita un monologo
componendo un piccolo pezzo di bravura interpretativa,
perfettamente compiuto pur nella sua brevità»
(Ivaldi).
ore
19.00
L'assoluto naturale
(1969)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto:
dal romanzo omonimo di Goffredo Parise; sceneggiatura: Ottavio
Jemma, Vittorio Schiraldi, Mauro Bolognini; fotografia: Ennio
Guarnieri; scenografia: Giorgio Bini; costumi: Vanni Castellani;
musica: Ennio Morricone; montaggio: Nino Baragli; interpreti:
Laurence Harvey, Sylva Koscina, Isa Miranda, Felicity Mason, Amalia
Carrara, Guido Mannari; origine: Italia; produzione: Tirrenia
Studios; durata: 90'
«Parabola sulla crisi
dei rapporti di coppia, in odor di '68. Un Bolognini astratto, a
contatto col kitsch del periodo e fortemente a tesi. Siamo
dalle parti di Metti una sera a cena di Patroni Griffi o
La donna invisibile di Paolo Spinola, entrambi coevi. Tutto si
gioca nell'incontro un po' forzato tra il lui della situazione (un
tormentato Laurence Harvey), poeta inglese in vacanza in Italia che
sogna l'amore come sentimento assoluto, unione di corpo e di
spirito, e la lei del caso (una bellissima Sylva Koscina), attratta
drasticamente e soltanto dal rapporto fisico, dall'amore carnale
che prende e dà quando lei lo decide, spavalda donna-mantide
in grado di anticipare tutto un clima femminista a venire, in modo
forse ancor più radicale rispetto alla Dagmar Lassander
di Femina Ridens (1969)» (Pierpaolo De
Sanctis).
Vietato ai minori di anni
18
mercoledì 24
ore 17.00
La notte brava (replica)
Vietato ai minori di anni 16
ore 18.45
La storia vera della signora delle camelie (1981)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto: Jean Aurenche, Vladimir Pozner;
sceneggiatura: Enrico Medioli, M. Bolognini; fotografia: Ennio
Guarnieri; scenografia: Mario Garbuglia; costumi: Piero Tosi;
musica: Ennio Morricone; montaggio: Nino Baragli; interpreti:
Isabelle Huppert, Gian Maria Volonté, Fabrizio Bentivoglio,
Fernando Rey, Carla Fracci, Clio Goldsmith, Bruno Ganz; origine:
Italia/Francia; produzione: Opera Film Produzione, Les Films du
Losange, Gaumont, FR3; durata: 112'
All'interno di una cornice costituita dalla messa in scena teatrale
del testo di Alexandre Dumas figlio, si narrano le vicende di
Alphonsine Plessis. La giovane è indotta alla prostituzione
dal padre. Al suo arrivo a Parigi, inizia prima una serie di umili
occupazioni per poi lavorare a teatro. Qui ricomincia a
prostituirsi. Sposa un conte e diventa anche l'amante di Dumas
figlio. In assenza del marito conduce una vita licenziosa, che
viene bruscamente interrotta dalla malattia e dalla morte precoce.
«Il passato "di Bolognini" è odierno tanto quanto "in
passato", se non di più. E l'Ottocento dei Plessis, dei
Dumas e dei Perregaux è una selva di scambi mercantili al
pari degli Ottanta appena cominciati»
(Bocchi-Pezzotta).
Vietato ai minori di anni 14
ore 21.30
Metello (1970)
Regia: Mauro Bolognini; soggetto: dal romanzo omonimo di Vasco
Pratolini; sceneggiatura: Suso Cecchi D'Amico, Luigi Bazzoni, Ugo
Pirro; M. Bolognini; fotografia: Ennio Guarnieri; scenografia:
Guido Josia; costumi: Pier Luigi Samaritani; musica: Ennio
Morricone; montaggio: Nino Baragli; interpreti: Massimo Ranieri,
Ottavia Piccolo, Frank Wolff, Renzo Montagnani, Tina Aumont, Lucia
Bosè; origine: Italia; produzione: Documento Film; durata:
111'
Firenze, Metello è un giovane muratore impegnato nelle
lotte sindacali e politiche. Per il suo impegno finisce in galera
prima per aver partecipato al funerale di un muratore anarchico, di
cui sposa la figlia, Ersilia; poi per aver impedito agli operai
crumiri di entrare in fabbrica durante un lungo ed estenuante
sciopero. «Metello è un film da vedere. Rialzando di
colpo il prestigio d'un regista che nell'incontro con Pratolini (e
sceneggiatori quali Suso Cecchi d'Amico, Bazzoni e Pirro) ha
sposato la sua consueta eleganza formale a un inconsueto fervore
umano, Metello raggiunge lo spettatore d'ogni razza ideologica, e
lo colpisce, senza i trucchi cui ci ha avvezzi il cinema dei
furbi» (Grazzini).