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Cinema Trevi: Con le ore contate. Il cinema di Elio Petri
Il cinema di Elio Petri, sempre citato quando si parla di denuncia, va riosservato nel suo complesso, a cominciare dai primi film e dalle opere meno note.
12.02.2010
- 16.02.2010
Quando si parla di cinema di
denuncia in Italia il nome di Elio Petri non manca mai, viene
recitato come una litania accanto ai nomi di Francesco Rosi e
Damiani Damiani, modelli ineguagliabili per chiunque cerchi di
indagare la realtà con la macchina da presa ed
emblemi di una stagione aggressiva del cinema italiano di
fronte agli stimoli proposti dalla società. Ma questo
accostamento reiterato nel tempo, destituito di ogni
approfondimento critico, non giova alla figura di Petri, elevato a
totem di un cinema che vanta molti tentativi di imitazione (anche e
soprattutto televisivi), ma che in realtà non ha fatto
proseliti. Mentre il regista merita ben altra sorte e
considerazione, prescindendo anche dal cinema di denuncia.
È sufficiente vedere uno
dei suoi film meno conosciuti, ma il più significativo sul
piano umano, I giorni contati, parabola sul tempo che
scorre, per comprendere la varietà espressiva e narrativa
del cinema di questo autore, capace di trascendere la
realtà con l'arma del grottesco, ma anche di cogliere con
sensibilità i mutamenti sociali in atto. Bisogna ripartire
proprio dai film meno noti, il film d'esordio, L'assassino,
che anticipa il poliziesco, il fantascientifico La decima
vittima, il pop Un tranquillo posto di campagna,
l'ossessionante Buone notizie e scandagliare le evidenti
differenze fra i capolavori conclamati, citati anch'essi come una
litania: Indagine su un cittadino al di sopra di ogni
sospetto, La classe operaia va in paradiso, La
proprietà non è più un furto, A
ciascuno il suo. Rimane inclassificabile Todo modo, uno
dei film più allarmanti del cinema italiano, che a
distanza di quasi trentacinque anni non siamo ancora riusciti a
definire, delineare, delimitare perché la Storia, con le sue
contraddittorie vicende, ha contribuito a rendere ancora più
intrigato e intrigante. Il mistero del film è il mistero di
un regista che, affrontando prevalentemente (e rileggendo) la
realtà circostante, ha quasi sempre evitato di parlare di se
stesso, eppure la sua complessa personalità, il suo
travaglio interiore (raccontati poi dal suo sceneggiatore di
fiducia, Ugo Pirro, nel fondamentale libro Il cinema della
nostra vita) sono comunque emersi, tra le righe. Dietro la
denuncia si nascondeva un uomo che non si definiva un artista,
tantomeno un intellettuale, ma «un adolescente, ancora
senz'arte, né parte». Adolescente fino all'ultimo, per
allontanare lo spettro della morte: «Se ci penso bene, ogni
cosa si fa per sfuggire all'idea della morte, per passare il tempo,
perché la mente sia occupata da altro che non dall'idea, o
voglia o paura, di morire».
venerdì
12
ore
17.00
Nasce un campione
(1954)
Regia: Elio Petri; fotografia:
Pasqualino De Santis, Arturo Zavattini; operatore: Angelo
Baistrocchi; origine: Italia; produzione: E. Petri, P. De Santis,
A. Zavattini; durata: 11'
«Nasce un campione
[...] è un "pezzo" sportivo, molto sentimentale [...],
nel quale il regista - che è anche autore del soggetto -
racconta di un ragazzotto romagnolo, detto "Stampa", il quale,
costretto a servirsi della bicicletta per necessità di
lavoro, sogna di poter un giorno emulare in campo ciclistico i suoi
conterranei divenuti famosi. Il film, dopo averci descritto una
qualunque giornata del protagonista, lo segue poi nella sua prima
fatica di lavoratore del pedale che si conclude con una vittoria
strapaesana di "Stampa" e con la vincita di quella lucente bici da
corsa che il ragazzo sognava ormai da tanto tempo» (Claudio
Bertieri). «Vent'anni fa il cinema era ancora un mestiere da
apprendere, una tecnica da sperimentare. A quell'epoca girare
cortometraggi era una tappa obbligatoria sulla strada
dell'apprendistato tecnico-professionale» (Petri).
a seguire
L'assassino (1961)
Regia: Elio Petri; soggetto:
Tonino Guerra, E. Petri; sceneggiatura: Pasquale Festa Campanile,
Massimo Franciosa, E. Petri, T. Guerra; fotografia: Carlo Di Palma;
scenografia: Carlo Egidi; costumi: Graziella Urbinati; musica:
Piero Piccioni; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti:
Marcello Mastroianni, Micheline Presle, Cristina Gajoni, Salvo
Randone, Andrea Checchi, Giovanna Gagliardo; origine:
Italia/Francia; produzione: Titanus, Vides Cinematografica, S.G.C.;
durata: 98'
Alfredo Martelli è un
giovane antiquario che viene fermato dalla polizia e portato alla
Centrale senza avere spiegazioni dagli agenti. Dentro di sé
l'uomo fa mille ipotesi sulle ragioni di quell'arresto: non
sospetta nemmeno lontanamente che è indiziato di omicidio.
La donna uccisa è una sua ex amante che l'antiquario ha
incontrato proprio la sera prima della morte per chiederle la
dilazione del pagamento di un debito. «È da notare,
poi, come ne L'assassino siano contenuti [...] germi delle
opere del Petri maturo: la descrizione degli ambienti della
questura e della prigione, ad esempio, anticipa Indagine:
per inciso, ma non troppo, è da considerare come si
trattasse, allora, di argomenti poco meno che tabù [...]; e
infatti la censura (non ancora "riformata" dalla legge del 1962)
infierì sulla pellicola con un gran numero di piccoli tagli.
Superfluo [...] sottolineare [...] la destrezza, la sicurezza del
mestiere che il regista debuttante manifesta; l'evidenza del buon
rapporto stabilito con gli attori [...]; la cura delle immagini,
con l'apporto di un operatore, come Carlo Di Palma»
(Savioli).
Vietato ai
minori di anni 16
ore
19.00
Alta infedeltà
(1964)
Regia: Franco Rossi, Elio Petri,
Luciano Salce, Mario Monicelli; soggetto e sceneggiatura: Age &
Scarpelli, Ruggero Marcelli, Ettore Scola; fotografia: Ennio
Guarnieri, Gianni Di Venanzo (per Gente moderna);
scenografia: Gianni Polidori, Mario Garbuglia (per Gente
moderna); costumi: Lucia Mirisola; interpreti: Nino Manfredi,
Fulvia Franco, Charles Aznavour, Claire Bloom, Monica Vitti, Ugo
Tognazzi; origine: Italia/Francia; produzione: Documento
Film, S.P.C.E.; durata: 121'
«Se riuscite a vincere
il fastidio di una satira che ormai in troppi film, rispecchiando
la bassa moralità e il declinante buon gusto, sconfina nel
mercato boccaccesco, Alta infedeltà, film a episodi
che fin dal titolo si dichiara un giuoco di parole e di situazioni,
potrà divertirvi. Benché i registi siano quattro, e
quanto diversi di indole, non deve essere stato difficile per loro
trovarsi d'accordo nel rinunciare a certe ambizioni e
nell'uniformarsi al gusto dominante, che chiede appunto avventure
erotiche variamente disposte come in un vassoio di antipasti,
presentate con uno stile dinamico, attori popolari, e uno spolvero
di pepe. [...] Passiamo nel surreale con Peccato nel pomeriggio
di Elio Petri, che ha per protagonista Claire Bloom, una moglie
mentecatta la quale soffre di inibizioni, e per guarirne tenta di
tradire il marito. Vi riesce, dopo lunghi andirivieni romani, ma
faticosamente, dopo infinite perplessità sue, e disperazioni
dell'ometto prescelto, Aznavour. A cose fatte c'è una
sorpresa, che non sveleremo, ma che non è certo una
novità. E perciò il meglio dell'episodio sta nel
suspense del racconto, girato alla svelta, e che tuttavia si
avverte uscito dalle mani di un regista non privo di talento»
(Grazzini). «Ho tentato di fare una piccola satira affettuosa
dell'antonionismo» (Petri).
Vietato ai
minori di anni 18
ore
21.15
La proprietà non
è più un furto (1973)
Regia: Elio Petri; soggetto e
sceneggiatura: E. Petri, Ugo Pirro; fotografia: Luigi Kuveiller;
scenografia e costumi: Gianni Polidori; musica: Ennio Morricone;
montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Ugo Tognazzi, Flavio
Bucci, Daria Nicolodi, Mario Scaccia, Orazio Orlando, Julien
Guiomar; origine: Italia/Francia; produzione: Quasars Film
Company, Labrador Films, Studio du Dragon, S.N.
Cinévog; durata: 137'
«Il giovane bancario
Total (F. Bucci), marxista-mandrakista e allergico al denaro, si
licenzia e decide di colpire un ricco macellaio (U. Tognazzi),
prototipo del ladrocinio organizzato, in quel che ha di più
caro: la proprietà che, oltre a essere un furto, è
una malattia [...]. Storia di una persecuzione e apologo grottesco
in chiave espressionista-brechtiana "sulla nascita della
disperazione in seno alla sinistra" (E. Petri), il film segna il
passaggio del regista, autore della sceneggiatura con Ugo Pirro, a
quella fase catastrofica, apocalittica e quaresimale che
sarà accentuata in Todo modo (1976). "...
sfocia in un nullismo che sfiora l'onda scettica di uno Swift senza
concederci il bene di una breve sponda non bagnata, non inquinata
da un senso di impotenza e di vuoto" (Pietro Bianchi). Troppo cupo,
piuttosto isterico nella constatazione di un fallimento, privo di
ironia e di gioia nel gusto della trasgressione. Notevoli il
contributo di Luigi Kuveiller con una fotografia livida e
deformante e il concertato dagli interpreti»
(Morandini).
Vietato ai
minori di anni 14
sabato
13
ore
16.30
La decima
vittima(1965)
Regia: Elio Petri; soggetto: dal
racconto La 7ª vittima di Robert Sheckley;
sceneggiatura: Ennio Flaiano, Tonino Guerra, Giorgio Salvioni, E.
Petri; fotografia: Gianni Di Venanzo; scenografia: Piero Poletto;
costumi: Giulio Coltellacci; musica: Piero Piccioni; montaggio:
Ruggero Mastroianni; interpreti: Marcello Mastroianni, Ursula
Andress, Elsa Martinelli, Salvo Randone, Massimo Serato, Milo
Quesada; origine: Italia/Francia; produzione: Compagnia
Cinematografica Champion, Les Films Concordia; durata: 90'
In una società
tecnologica futura, non essendoci più guerre,
l'aggressività viene scaricata attraverso la caccia
all'uomo, nella quale vince chi totalizza dieci vittime. Marcello e
Caroline sono entrambi a quota nove, l'uno dà la caccia
all'altra giocando l'arma della seduzione e dell'amore.
«La decima vittima era un film assai rischioso: tratto
da uno dei migliori racconti americani di fantascienza, La
decima vittima [La settima vittima] di Robert Sheckley,
non pensavamo che potesse trovare una plausibile ambientazione
italiana. Da noi la fantascienza è quella che può
essere in un paese povero anche di scienza, tutta merce
d'importazione: in Italia il futuro non è cominciato, siamo
ancora alla liquidazione dei residui feudali; e quando vaticiniamo
su ciò che accadrà dopodomani la fantasia resta al
palo. Ogni precedente tentativo di "science fiction" indigena,
compreso lo sfortunato Omicron di Gregoretti, era finito
miseramente: e l'idea del nostro Petri alle prese con un tipico
racconto newyorkese, legato alla crudele atmosfera della metropoli
e impensabile sotto cieli non americani, non ci tranquillizzava
affatto. E invece, vedere per credere, il film è di
prim'ordine» (Kezich).
ore
18.10
I giorni contati
(1962)
Regia: Elio Petri; soggetto:
Tonino Guerra, E. Petri; sceneggiatura: E. Petri, T. Guerra, Carlo
Romano; fotografia: Ennio Guarnieri; scenografia: Giovanni Checchi;
costumi: Graziella Urbinati; musica: Ivan Vandor; montaggio:
Ruggero Mastroianni; interpreti: Salvo Randone, Franco Sportelli,
Regina Bianchi, Paolo Ferrari, Vittorio Caprioli, Marcella Valeri;
origine: Italia; produzione: Titanus, Metro; durata: 99'
«Una
mattina a Roma in tram Cesare, idraulico di 55 anni, vede morire un
uomo e va in tilt. Smette di lavorare, deciso a godersi la vita, ma
anche questa svolta si rivela una sconfitta. Il 2° film di E.
Petri, e uno dei suoi migliori in assoluto, nasce da un'insolita
contaminazione: un tema esistenziale inserito in un contesto
neorealistico con un linguaggio che risente della lezione di
Rossellini, ma anche di Antonioni e del primo Godard. Un racconto
di dolente verità, uno straordinario S. Randone. Scritto con
Tonino Guerra. 1° premio al Festival di Mar del Plata»
(Morandini).
Vietato ai
minori di anni 16
ore
20.00
A ciascuno il suo
(1967)
Regia: Elio Petri; soggetto: dal
romanzo omonimo di Leonardo Sciascia; sceneggiatura: Ugo Pirro, E.
Petri; fotografia: Luigi Kuveiller; scenografia: Sergio Canevari;
costumi: Luciana Marinucci; musica: Luis Enriquez Bacalov;
montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Gian Maria
Volonté, Irene Papas, Gabriele Ferzetti, Laura Nucci, Mario
Scaccia, Luigi Pistilli; origine: Italia; produzione: Cemofilm;
durata: 93'
Sicilia. Un
insegnante di liceo indaga sul duplice omicidio di un farmacista e
di un medico. Per tutti gli altri è un delitto d'onore. In
realtà, dietro si cela una complessa trama, ottimamente
congegnata al di là delle apparenze. «Un film richiama
l'attenzione del pubblico se colpisce l'immaginazione dello
spettatore, se "fotografa" un momento di cambiamento, l'evoluzione
del gusto, un'insofferenza della gente comune nell'istante in cui
insorge. […] Il film colse quella fase di passaggio, quella
insofferenza nascente senza che nemmeno noi stessi ne fossimo del
tuto consapevoli; cogliemmo, cioè, qualcosa che era
nell'aria e già vagamente presente in noi»
(Pirro).
ore
21.45
Ipotesi sulla morte di Pinelli
- Materiale n. 2 (1970)
Regia: Elio Petri; montaggio:
Raimondo Crociani; interpreti: Luigi Diberti, Renzo Montagnani,
Gian Maria Volonté; origine: Italia; produzione: Unitelefilm
per conto del Comitato cineasti italiani contro la repressione;
durata: 14'
«I Documenti su
Pinelli furono prodotti dal "Comitato cineasti contro la
repressione" che nacque su iniziativa di Petri e mia, all'indomani
della strage di Piazza Fontana. Alla ricerca precipitosa degli
autori della strage, tutte le forze di polizia iniziarono una
repressione a tappeto che investì indiscriminatamente tutti
i gruppi extraparlamentari e che si estese successivamente anche
contro gli operai in lotta. Al comitato aderirono i cineasti
più noti, ma pochi girarono dei "pezzi". Comunque il
finanziamento dell'impresa fu assicurato dai cineasti aderenti.
I Documenti su Pinelli sono due, il primo fu realizzato a
Milano da Nelo Risi, il secondo, con il titolo Ipotesi, fu
girato da Petri. Il filmato ironizza sulle tre versioni che la
polizia diede del "suicidio" di Pinelli. L'idea fu di Elio Petri e
vi lavorammo insieme a definirlo, ma non scrivemmo una
sceneggiatura, che in realtà fu elaborata anche con il
concorso degli attori partecipanti proprio durante le
riprese» (Pirro).
a seguire
Indagine su un cittadino al di
sopra di ogni sospetto (1970)
Regia: Elio Petri; soggetto e
sceneggiatura: Ugo Pirro, E. Petri; fotografia: Luigi Kuveiller;
scenografia: Carlo Egidi; costumi: Angela Sammaciccia; musica:
Ennio Morricone; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Gian
Maria Volonté, Florinda Bolkan, Gianni Santuccio, Orazio
Orlando, Sergio Tramonti, Arturo Dominici; origine: Italia;
produzione: Vera Film; durata: 115'
Un
commissario di polizia uccide la sua amante e lascia ovunque, nella
casa della donna, indizi contro di sé. Vuole verificare fino
a che punto il potere, di cui egli è un esaltato
rappresentante, riuscirà a proteggerlo, al di là di
ogni prova che possa incriminarlo. «Petri, preso alla gola
dall'attualità, e probabilmente compiaciuto del suo ruolo
scandaloso, ha insistito su un solo versante, forzando le tinte
nella pittura dei metodi polizieschi. Ma basta scalfire con
l'unghia il suo film, ricordare il timbro esistenziale che
accompagna la sua opera precedente, per toccarne il tessuto
più vero, intinto di angoscia storica espressa in forme di
paradosso. Impressione accentuata dalla struttura narrativa, da
quell'aprirsi e chiudersi del film su toni grotteschi (il delitto
iniziale, il rinfresco sul finire) che stringe in una tenaglia di
sarcasmo il cuore realistico del racconto» (Grazzini). Fra i
tanti premi vinti, spicca l'Oscar per il miglior film
straniero.
Vietato ai
minori di anni 14
domenica
14
ore
17.00
Un tranquillo posto di
campagna (1968)
Regia: Elio Petri; soggetto:
Tonino Guerra, E. Petri; fotografia: Luigi Kuveiller; scenografia:
Sergio Canevari; costumi: Franco Carretti; musica: Ennio Morricone;
montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Franco Nero, Vanessa
Redgrave, Georges Geret, Gabriella Grimaldi, Madeleine Damien, Rita
Calderoni; origine: Italia/Francia; produzione: P.E.A., Produzioni
Associate Delphos, Productions Artistes Associés;
durata: 107'
«Pittore di successo in crisi creativa, dilaniato dalla
volontà di contestazione e dalle richieste del mercato, ha
un rapporto schizofrenico di amore/odio con la donna che gli fa da
amante, amministratrice e infermiera e, per sfuggirla, si rifugia
in una villa veneta, da anni disabitata, e cerca la compagnia di un
fantasma. Film sulla pittura (sulla pop art, usando i quadri
dell'americano Jim Dine), sulla ricerca disperata della bellezza
perduta, sulla morte dell'arte, sui rapporti tra arte e
realtà, "... è prima di ogni altra cosa un giro di
boa tecnico: di tecnica narrativa, di montaggio, di ritmi, di
effetti speciali, di fotografia. Senza l'esperienza maturata
sarebbero forse impensabili i successivi film..." (A. Rossi)»
(Morandini).
Vietato ai
minori di anni 14
ore
19.00
Buone notizie (1979)
Regia: Elio Petri; soggetto e
sceneggiatura: E. Petri; fotografia: Tonino Nardi; scenografia:
Amedeo Fago, Franco Velchi Pellecchia; costumi: Barbara
Mastroianni; musica: Ennio Morricone; montaggio: Ruggero
Mastroianni; interpreti: Giancarlo Giannini, Paolo Bonacelli,
Angela Molina, Aurore Clément, Ombretta Colli, Ninetto
Davoli; origine: Italia; produzione: Medusa Distribuzione; durata:
116'
Buone notizie,
filmraro di Elio Petri, manifesta un pessimismo ormai
inguaribile, saturo di spinte metafisiche. Racconta di un
funzionario della televisione che incontra un vecchio amico
ossessionato dalla paura di venire ucciso... «Petri
mi spiega il suo "piccolo film", una storia che non mi dispiaceva.
E propone di produrcelo noi [...]. Giriamo tanto materiale. C'era
una comicità abbastanza astratta, strana, ma al primo
montaggio il film non era niente male. [...] Elio [...] comincia a
manipolare il film, a tagliare tutte le scene comiche, divertenti.
[...] Petri mi spiega che non voleva ci accusassero di fare un film
troppo vicino alla Wertmüller, che si rideva troppo. [...] Io
non ero molto d'accordo sui tagli, però avevo un grande
rispetto per Elio, persona straordinaria. Il film non ha successo.
Forse Elio sapeva già del suo male incurabile perché
nel film ogni tanto mi faceva ripetere una cosa strana per cui,
inginocchiato davanti a una parete, dicevo agli altri: "io non
voglio morire, non voglio morire!"» (Giannini).
Vietato ai
minori di anni 14
ore
21.10
La classe operaia va in
paradiso (1971)
Regia: Elio Petri; soggetto e
sceneggiatura: Ugo Pirro, E. Petri; fotografia: Luigi Kuveiller;
scenografia: Dante Ferretti; costumi: Franco Carretti; musica:
Ennio Morricone; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Gian
Maria Volonté, Mariangela Melato, Salvo Randone, Gino
Pernice, Luigi Diberti, Donato Castellaneta; origine: Italia;
produzione: Euro International Films; durata: 111'
«La classe
operaia, e il suo portaparola funzionale Lulù Massa,
operaio alla catena di montaggio, riguarda direttamente il problema
della rappresentazione sulla scena della "classe operaia", e dello
spessore mitologico di cui "soffre" una tale
rappresentazione. […] È dunque il film di Petri
più radicalmente esposto, assieme a Todo modo - che
ricordiamo fu un film anche di battaglia politica. E fu,
conseguentemente, il film che più "divise", laddove, in
certo modo, Indagine poteva unire, nell'equivoco
però. […] Così come la scena politica italiana
era occupata dalle lotte operaie nelle fabbriche, altrettanto il
discorso attorno al politico tendeva a doppiare la scena del reale
investendola del desiderio, ammantandola del velo mitologico»
(Rossi).
Vietato ai
minori di anni 14
lunedì
15
chiuso
martedì
16
ore
17.00
I sette contadini
(1958)
Regia: Elio Petri; sceneggiatura
Cesare Zavattini, Luigi Chiarini, Renato Nicolai; testo: R.
Nicolai; fotografia: Roberto Gerardi; musica: Claudia Nizza;
montaggio: Gabriele Varriale; origine: Italia; produzione: A.B.
Cinematografica; durata: 10'
Il 28
dicembre 1943, a Reggio Emilia, cadevano assassinati - sotto i
colpi di un plotone di esecuzione di militi fascisti della
Repubblica sociale di Mussolini - sette fratelli. Giovani
contadini, antifascisti e comunisti, cresciuti dal padre in una
educazione laica e progressista, che li aveva portati anche ad
introdurre - già durante il fascismo - innovazioni
importanti nella conduzione dei lavori agricoli, erano stati poi
tra i primi ad entrare nella Resistenza armata contro i nazisti e i
fascisti loro alleati. Il 25 novembre del 1943 la casa dei Cervi -
in cui avevano trovato rifugio anche molti ex prigionieri inglesi,
australiani, russi - fu circondata dai fascisti, che un mese dopo
decisero l'orrenda strage. Il documentario contiene immagini della
campagna emiliana, del paese natale dei fratelli Cervi, della loro
vecchia casa colonica, delle loro mogli e dei figli che hanno
lasciato, del luogo dove vennero trucidati e del cimitero in cui
sono sepolti. Il filo conduttore del film è costituito da
un'intervista ad Alcide Cervi, il padre, che rievoca, in una
sintesi affettuosa e commossa, la storia dei suoi sette figli. Il
film è stato restaurato nel 1995 a cura di Cinecittà
s.p.a. per conto della Associazione Philip Morris Progetto
Cinema.
a seguire
Le mani sporche
(1979)
Regia: Elio Petri; soggetto: dal
dramma di Jean-Paul Sartre; traduzione e adattamento televisivo: E.
Petri; fotografia: Nando Forni; scenografia: Filippo Corradi-Cervi;
costumi: Barbara Mastroianni; musica: Ennio Morricone; montaggio:
Gianni Lari; interpreti: Marcello Mastroianni, Giovanni Visentin,
Anna Maria Gherardi, Giuliana De Sio, Omero Antonutti, Massimo
Foschi; origine: Italia; produzione: Rai; durata: 234'
«In un
paese immaginario dell'Europa centrale, l'Illiria, alla fine della
seconda guerra mondiale, la situazione politica è confusa.
Il partito dominante si è schierato con le forze dell'Asse e
subisce ora la controffensiva sovietica, mentre all'interno, il
partito proletario clandestino prepara la sua ascesa al potere,
pacificamente. Hugo si presenta ai suoi superiori del partito, e in
particolare ad Olga, per essere giudicato in relazione
all'assassino di Hoederer, il capo politico delle sinistre. Il
Partito ha deciso di uccidere Hugo, ritenendolo responsabile di
un'azione contraria agli interessi della sinistra, ma Olga vuole
salvare il giovane e capire il perché della sua azione.
Così Hugo racconta la sua vicenda...» (Anna Di Martino
e Andrea Morini).
Per gentile
concessione di Rai Teche - Ingresso gratuito
ore
21.20
Todo modo(1976)
Regia: Elio Petri; soggetto: dal
romanzo omonimo di Leonardo Sciascia; sceneggiatura: E. Petri, con
la collaborazione di Berto Pelosso; fotografia: Luigi Kuveiller;
scenografia: Dante Ferretti; costumi: Franco Carretti; musica:
Ennio Morricone; montaggio: Ruggero Mastroianni; interpreti: Gian
Maria Volonté, Marcello Mastroianni, Mariangela Melato,
Ciccio Ingrassia, Franco Citti, Tino Scotti; origine: Italia;
produzione: Cinevera; durata: 130'
«Mentre
in Italia si scatena una terribile epidemia, un centinaio di
"notabili" del partito che governa l'Italia da tre decenni si
riunisce in un albergo-convento, costruito nel sottosuolo di una
pineta, per eseguirvi un corso di esercizi spirituali condotto dal
severo gesuita don Gaetano. In realtà, indifferenti alle
prediche del sacerdote, che non ha dubbi sulla loro corruzione, ai
convenuti preme soltanto concordare una nuova spartizione del
potere. Ben presto la riunione si trasforma in rissa; si arriva
persino ad un morto cui altri, misteriosamente, seguono nei giorni
successivi, gettando il terrore tra i politici riuniti. Forse
l'opera più "politicamente scorretta" sulla figura di Aldo
Moro (rappresentato da colui che tutti chiamano "il presidente").
Film cupo, grottesco, profetico, nel quale lo statista
democristiano vi è rappresentato come colui che dovrà
"portare la croce della mediazione sul Monte Calvario dei nuovi
assetti". Il film fu girato nel 1975, proprio nel momento in cui le
BR cominciavano a prendere in considerazione come possibili
obiettivi di un sequestro, oltre a Moro, personalità
politiche come Giulio Andreotti e Amintore Fanfani»
(Christian Uva).
Vietato ai
minori di anni 14





