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Cinema Trevi: Paesaggi con figure. Il cinema di Michelangelo Antonioni
La retrospettiva è un progetto del Centro Sperimentale di Cinematografia - Cineteca Nazionale e del Museo Nazionale del Cinema di Torino.
02.02.2010
- 10.02.2010
Si ringraziano per la
collaborazione Carlo di Carlo e Enrica Fico Antonioni. Si
ringraziano, inoltre, Luca Verdone e Rai International.
Caro
Antonioni…
di Roland
Barthes
Nella sua tipologia, Nietzsche
distingue due figure: il prete e l'artista. Di preti, ne abbiamo
oggi da vendere; di tutte le religioni e anche senza religione; ma
di artisti?
Vorrei, caro Antonioni, che tu mi
prestassi per un attimo qualche tratto della tua opera per
permettermi di fissare le tre forze, o, se preferisci, le tre
virtù che ai miei occhi costituiscono l'artista. Le dico
subito: la vigilanza, la saggezza e la più paradossale di
tutte, la fragilità.
Contrariamente al prete,
l'artista ammira e si stupisce; il suo sguardo può essere
critico, ma non è accusatore: l'artista non conosce
risentimento. Proprio perché tu sei un artista la tua opera
è aperta al Moderno. Molti prendono il Moderno come una
bandiera di combattimento levata contro il vecchio mondo, i suoi
valori compromessi; ma per te, non è il termine statico di
una facile opposizione; anzi il contrario, il Moderno è la
difficoltà attiva di seguire il mutare del Tempo, non
più solamente a livello della grande Storia, ma all'interno
di quella piccola Storia di cui è misura l'esistenza di
ciascuno di noi. Cominciata all'indomani dell'ultima guerra, la tua
opera si è così rivolta, di momento in momento,
secondo un doppio movimento di vigilanza, al mondo contemporaneo e
a te stesso; ognuno dei tuoi film è stato, a livello
personale un'esperienza storica, l'abbandono cioè di un
problema vecchio e la formulazione di una domanda nuova; il che
significa che tu hai vissuto e trattato la storia di questi ultimi
trent'anni con sottigliezza, non come la materia di un
riflesso artistico o di un impegno ideologico, ma come una sostanza
di cui tu dovevi captare, di opera in opera, il magnetismo. Per te
il contenuto e la forma sono storici allo stesso modo; i drammi,
come tu hai detto, sono indifferentemente psicologici e plastici.
Il sociale, il narrativo, il nevrotico, non sono che livelli,
pertinenze, come si dice in linguistica, del mondo totale,
che è l'oggetto di ogni artista: c'è una successione,
non una gerarchia degli interessi. Per essere precisi,
contrariamente al filosofo, l'artista non evolve; come uno
strumento molto sensibile, egli percorre le successioni del Nuovo
che la propria storia gli presenta: la sua opera non è un
riflesso fisso, ma una moire su cui passano, secondo
l'inclinazione dello sguardo e le sollecitazioni del tempo, le
figure del Sociale o del Passionale, e quelle delle innovazioni
formali, dal modulo narrativo all'impiego del Colore. La tua
inquietudine per l'epoca non è quella dello storico, del
politico o del moralista, ma piuttosto quella dell'utopista che
cerca di scorgere su punti precisi il mondo nuovo, poiché ha
voglia di quel mondo e vuole già farne parte. La vigilanza
dell'artista, che è la tua, è una vigilanza amorosa,
una vigilanza del desiderio.
Chiamo saggezza dell'artista non
una virtù antica, ancor meno un discorso mediocre, ma, al
contrario, quel sapere morale, quell'acutezza di discernimento che
gli permette di non confondere mai il senso e la verità.
Quanti crimini l'umanità non ha commesso in nome della
Verità! Eppure tale novità non è mai stata che
un senso.
Quante guerre, repressioni,
terrori, genocidi, per il trionfo di un senso! Lui, l'artista, sa
che il senso di una cosa non è la sua verità; questo
sapere è una saggezza, una saggezza folle, si potrebbe dire,
che trae il sapere dalla comunità, dal branco dei fanatici e
degli arroganti. Non tutti gli artisti, tuttavia, hanno questa
saggezza; alcuni ipostatizzano il senso.
Tale operazione terroristica
generalmente si chiama realismo. Così quando dichiari (in
un'intervista con Godard): "Provo il bisogno di esprimere la
realtà in termini che non siano affatto realistici", tu
testimoni una corretta percezione del senso: non lo imponi, ma non
lo abolisci. Tale dialettica conferisce ai tuoi film (uso ancora lo
stesso termine) una grande sottigliezza: la tua arte
consiste nel lasciare la strada del senso sempre aperta, e come
indecisa, per scrupolo. È proprio in questo che tu assolvi
il compito dell'artista di cui il nostro tempo ha bisogno:
né dogmatico, né insignificante» (dall'orazione
ufficiale di Roland Barthes in occasione della consegna da parte
del sindaco di Bologna prof. Renato Zangheri dell' "Archiginnasio
d'oro", il prestigioso premio della città, a Michelangelo
Antonioni, febbraio 1980).
«Antonioni fa parte della
ristrettissima schiera di cineasti poeti che si creano il proprio
mondo, i suoi grandi film non solo non invecchiano ma col tempo si
riscaldano».
Andrej Tarkovskij
lunedì
1
chiuso
martedì
2
ore
17.00
Gente del Po
(1943-1947)
Regia: Michelangelo Antonioni;
fotografia: Piero Portalupi; musica: Mario Labroca; montaggio:
Carlo Alberto Chiesa; origine: Italia; produzione: Artisti
Associati per ICET; durata: 9'
Primo documentario di
Michelangelo Antonioni sulla dura vita degli abitanti di Porto
Tolle sul Po. Pescatori, contadini, donne e uomini colti nelle loro
azioni quotidiane con grande attenzione all'ambiente che essi
vivono. Uno sguardo nuovo per il cinema italiano del periodo,
un'anticipazione di alcuni elementi del neorealismo ma anche di
topoi tipici del cinema antonioniano successivo. «Appena mi
fu possibile tornai in quei luoghi con una macchina da presa.
Così è nato Gente del Po. Tutto quello che ho
fatto dopo, buono o cattivo che sia, parte di lì»
(Antonioni).
a seguire
N.U. (Nettezza Urbana)
(1948)
Regia: Michelangelo Antonioni;
fotografia: Giovanni Ventimiglia; consulenza musicale: Giovanni
Fusco; montaggio: M. Antonioni; organizzazione: Vieri Bigazzi;
origine: Italia; produzione: ICET; durata: 9'
Una giornata a Roma vista
attraverso il lavoro degli spazzini. Scorci di città,
microazioni, storie appena accennate, musica jazz a contrappuntare
il ritmo delle immagini, sono le marche che caratterizzano questo
lavoro. «Per quel che riguarda la forma del documentario, e
soprattutto di N.U., io sentivo il bisogno di eludere certi
schemi che si erano venuti formando e che pure erano allora
validissimi […]. Cercai di fare un montaggio assolutamente
libero» (Antonioni).
a seguire
L'amorosa menzogna
(1949)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto: M. Antonioni; fotografia: Renato Del Frate; montaggio: M.
Antonioni; assistente alla regia: Francesco Maselli; musica:
Giovanni Fusco; organizzazione: Mirto Mondei; interpreti: Anna
Viat, Annie O'Hara, Sergio Raimondi, Sandro Roberti; origine:
Italia; produzione: Warner Bros., Produzione Associata Filmus;
durata: 10'
La vita delle
star del mondo dei fumetti. Nastro d'argento per il miglior
documentario.
a seguire
Superstizione (1949)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto: M. Antonioni; commento: Gerardo Guerrieri; fotografia:
Giovanni Ventimiglia; musica: Giovanni Fusco; origine: Italia;
produzione: ICET; durata: 9'
Il documentario nasce da un
progetto più ampio che Antonioni non ha potuto realizzare e
che si presenta come un'indagine sulla superstizione e i riti ad
essa legati, a Camerino, nelle Marche.. «Il rito come difesa
(la morte, il malocchio, ecc.), che rimane tutto in superficie, e
suona falso. Ma forse c'è qualcosa di più e di
diverso: il senso delle cose caricate di significati
ulteriori per un'abitudine inveterata al simbolo. Tutti temi,
comunque, che si sviluppano compiutamente solo nel soggetto
originale» (Tinazzi).
a seguire
Sette canne un vestito
(1949)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto e sceneggiatura: M. Antonioni; fotografia: Giovanni
Ventimiglia; montaggio: M. Antonioni; origine: Italia; produzione:
ICET; durata: 9'
«Questo documentario,
considerato perduto, dopo numerose ricerche venne ritrovato nel
1995 dalla Cineteca del Friuli e acquisito dal "Progetto
Antonioni". Era stato amorevolmente conservato e gelosamente
custodito da Enea Baldassi, Presidente dell'Associazione "Primi" di
Tor Viscosa assieme a tutti i documenti cinematografici,
fotografici e sonori nell'archivio storico della Snia Viscosa, oggi
Chimica del Friuli. Girato per raccontare la fabbricazione della
novità tessile di allora, prodotta a Torviscosa (Trieste).
Antonioni dichiara di mostrare "la favola del rayon", e cioè
i vari processi e le progressive trasformazioni delle canne,
materia prima della fibra. Guarda caso, un suo famoso articolo sul
n. 68 di "Cinema" dell'aprile 1939 Per un film sul fiume Po,
che precede la realizzazione di Gente del Po, aveva al
centro del discorso e delle fotografie da lui scattate proprio le
canne.
In Sette canne un
vestito, il taglio figurativo delle inquadrature e dei movimenti
di macchina ripropongono l'inconfondibile stile documentaristico di
Antonioni. Un processo industriale diventa un vero piccolo
racconto: la trasformazione delle canne in cellulosa, poi in fogli
di cartone che viene tagliato, imballato e pressato fino a farlo
precipitare in disintegratori che lo mutano in segatura. Ed ecco
"la tempesta chimica che realizzerà il miracolo": un
liquido, il solfuro di carbonio, trasforma il prodotto in viscosa e
infine in filo di cellulosa. La cellulosa, lavata e sbiancata,
"è diventata morbida e leggera come neve". Bastano sette
canne per un vestito: e qui Antonioni non può evitare di
mostrare alcune inquadrature di una passerella dove sfilano le
modelle cinte da vestiti inebrianti, per quei tempi: è forse
l'atelier delle famose sorelle Fontana che vestiranno Lucia
Bosè in Cronaca di un amore? E quei vestiti non
sembrano proprio quelli che lei andrà, di lì a poco
ad indossare?» (di Carlo).
Copia
proveniente dalla Cineteca del Friuli
a seguire
La villa dei mostri
(1950)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto: M. Antonioni; fotografia: Giovanni De Paoli: montaggio:
M. Antonioni; musica: Giovanni Fusco; produzione: Filmus; durata:
10'
I mostri di
pietra che affollano il parco del Castello degli Orsini a Bomarzo
(Viterbo).
a seguire
Vertigine (1950)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto: M. Antonioni; fotografia: Goffredo Bellisario, Ghedina;
montaggio: M. Antonioni; musica: Theo Usuelli; produzione: T.
Usuelli; durata: 4'
«Vertigine
è il titolo originale di un frammento di circa 4',
firmato da Michelangelo Antonioni, che è stato ritrovato. Si
tratta di una parte degli otto minuti del documentario La
funivia del Faloria. La modifica del titolo in La funivia
del Faloria avvenne successivamente perché giudicato
più efficace al fine di accedere al premio governativo della
programmazione obbligatoria (la lunghezza minima di legge era
allora di otto minuti). Vertigine venne girato nel 1949 con
l'operatore Bellisario, autore della fotografia di numerosi
documentari dell'epoca, ma fu montato solo alla fine del 1950, dopo
che Antonioni aveva realizzato il suo primo lungometraggio,
Cronaca di un amore. Mentre Gente del Po, N.U.
(Nettezza Urbana), L'amorosa menzogna e Superstizione
costituiscono il corpus centrale dell'Antonioni documentarista,
i successivi tre (Sette canne un vestito, 1949, e gli altri
due del 1950, La villa dei mostri e Vertigine -
La funivia del Faloria) sono da considerarsi occasioni di
lavoro: ovvero esercitazioni, in attesa di poter realizzare
finalmente il primo lungometraggio. Ma anche qui lo sguardo di
Antonioni è evidentemente riconoscibilissimo. Proprio in
Vertigine, un documentario "turistico" che intende illustrare il
percorso della funivia dalla vallata alle cime del Faloria,
Antonioni riesce con il proprio "occhio" ad annullare la retorica
del commento parlato.
E mi pare
curiosa e singolare la scelta, ancora una volta stilistica e
linguistica, del punto di vista. Che è quello della funivia,
la quale, radente o lontana, vede e legge il percorso "in
soggettiva" con brevi stacchi fissi o panoramiche. E Antonioni, che
ha sempre amato la spericolatezza, conferma la mia ipotesi,
ricordandomi che fece fissare sopra il tetto della funivia una
piccola piattaforma per sé e per la mdp onde essere
facilitato nelle inquadrature e sentirsi più libero nei
movimenti.
La funivia,
mentre procede accarezzando prima la vegetazione, poi le rocce,
osserva perfino la propria ombra ed è comunque, per
così dire, attenta a guardarsi intorno e a cogliere le
immagini più suggestive del paesaggio circostante. Ma mentre
si inerpica verso le cime in attesa di visioni che mantengano
ciò che dovrebbero promettere (e cioè un senso di
vertigine), "il viaggio - sottolinea il testo - sembra dolcemente
smentire questa vertigine"» (di Carlo).
a seguire
Cronaca di un amore
(1950)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto: M. Antonioni; sceneggiatura: M. Antonioni, Daniele
D'Anza, Piero Tellini, Silvio Giovaninetti, Francesco Maselli;
fotografia: Enzo Serafin; scenografia: Piero Filippone; musica:
Giovanni Fusco; montaggio: Eraldo Da Roma; interpreti: Massimo
Girotti, Lucia Bosé, Gino Rossi, Marika Rowsky, Ferdinando
Sarmi, Rubi D'Alma; origine: Italia; produzione: Franco Villani e
Stefano Caretta, Fincine; durata: 102'
Milano. Paola
ha abbandonato la natale Ravenna ed ha sposato un ricco industriale
Enrico Fontana. Questi incarica un detective di indagare sul
passato della donna per scoprirne eventuali macchie. Queste
indagini sono l'occasione per far incontrare Paola e Guido, suo ex
amante. I due riallacciano la vecchia relazione e progettano di
liberarsi di Fontana. «Analizzavo la condizione di
aridità spirituale e anche un certo tipo di freddezza morale
di talune persone dell'alta borghesia milanese. Proprio
perché mi sembrava che in questa assenza di interessi al di
fuori di loro, in questo essere tutti rivolti verso se stessi,
senza un preciso contrappunto morale, senza una molle che facesse
scattare in loro ancora il senso della validità di certi
valori, in questo vuoto interiore vi fosse materia sufficientemente
importante da prendere in esame» (Antonioni).
ore
20.00
I vinti (1952)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto: M. Antonioni, Suso Cecchi D'Amico, Diego Fabbri, Turiu
Vasile; sceneggiatura: S. Cecchi D'Amico, M. Antonioni, D. Fabbri,
T. Vasile, Giorgio Bassani, Roger Nimier; fotografia: Enzo Serafin;
scenografia: Gianni Polidori, Roland Berthon; musica: Giovanni
Fusco; montaggio: Eraldo Da Roma; interpreti: Jean Pierre Mocky,
Etchika Choureau, Franco Interlenghi, Anna Maria Ferrero, Peter
Reylonds, Patrick Barr; origine: Italia; produzione: Film
Costellazione; durata: 113'
Film a
episodi ambientati rispettivamente in Francia, Italia e Gran
Bretagna e incentrati su atti criminali commessi da giovani. Il
primo vede un gruppo di ragazzi e ragazze che durante una gita in
campagna uccide uno di loro, pensando che abbia molti soldi con
sé; l'episodio italiano ha come protagonista un giovane di
buona famiglia che si dà al contrabbando più per
spirito d'avventura che per bisogno. Nell'episodio inglese un
giovane uccide una donna, sicuro di rimanere impunito, ma per
eccessivo protagonismo viene arrestato. Il film fece molto scalpore
alla presentazione al Festival di Venezia del 1953 e l'episodio
italiano, incentrato inizialmente sui giovani neofascisti, venne
censurato e rimontato. «Antonioni esamina l'ambiente, fin
quasi a rilevarne un "documento" sociologico, ma non trascura
l'elaborazione stilistica: due atteggiamenti che, convivendo nel
film, rivelano la costante bipolarità di interessi del
regista» (Tinazzi).
ore
22.00
La signora senza camelie
(1953)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto: M. Antonioni; sceneggiatura: S. Cecchi D'Amico, M.
Antonioni, Francesco Maselli, Pier Maria Pasinetti; fotografia:
Enzo Serafin; scenografia: Gianni Polidori; musica: Giovanni Fusco;
montaggio: Eraldo Da Roma; interpreti: Lucia Bosè, Gino
Cervi, Andrea Checchi, Ivan Desny, Monica Clay, Oscar Andriani;
origine: Italia; produzione: Domenico Forges Davanzati, Enic;
durata: 102'
Film sulle illusioni tradite
della fabbrica dei sogni. Dopo Bellissima di Visconti,
Antonioni realizza un film sull'ambiente dei cinematografari
romani. Ada Manni è una giovane e bella commessa, che viene
lanciata nel mondo del cinema. Raggiunta una certa
notorietà, sposa un produttore che realizza per lei un film
"impegnato", che però è un flop. Neanche la relazione
clandestina con un altro uomo riesce a colmare il vuoto in cui
vive. «Stilisticamente La signora senza camelie si
snoda attorno a uno schema melodrammatico, ma anche in questo caso
sono le decantazioni e le diramazioni che ci interessano, le
scansioni delle sequenze, i contrappunti delle storie parallele
(quella di Renata, l'amica), certi moduli di costruzione o di
impostazione dell'inquadratura» (Tinazzi).
mercoledì 3
ore
17.00
L'amore in città
(1953)
Regia: Carlo Lizzani,
Michelangelo Antonioni, Dino Risi, Federico Fellini, Francesco
Maselli, Alberto Lattuada; soggetto e sceneggiatura: Cesare
Zavattini, Aldo Buzzi, Luigi Chiarini, Luigi Malerba, Tullio
Pinelli, Vittorio Veltroni, M. Antonioni, Marco Ferreri, A.
Lattuada; fotografia: Gianni Di Venanzo; scenografia: Gianni
Polidori; musica: Mario Nascimbene; montaggio: Erando Da Roma;
interpreti: Rita Josa, Rosanna Carta, Antonio Cifariello, Livia
Venturelli, Mara Berni, Valeria Moriconi; origine: Italia;
produzione: Faro Film; durata: 114'
Film ad
episodi, ideato da Zavattini, si rifà alle sue idee sul
cinema. Il film lampo, l'inchiesta, il richiamo alla cronaca come
fonte di storie ben più interessanti di quelle partorite
dagli sceneggiatori sono le forme attraverso cui i sei autori
affrontano il tema dell'amore. Antonioni indaga sui (tentati)
suicidi d'amore, raccontati dagli stessi protagonisti, che
ricostruiscono l'evento. «Ci tenevano - tranne forse due casi
veramente toccanti - a farmi credere che avevano proprio voluto
morire, e avevano ripetuto il gesto più volte e che, tutto
sommato, erano stati scalognati a non riuscirci. […] Ho
cercato di suscitare nel pubblico la ripugnanza del suicidio
attraverso lo squallore spirituale dei personaggi»
(Antonioni).
ore
19.00
Le amiche (1955)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto: dal racconto Tre donne sole di Cesare Pavese;
sceneggiatura: Suso Cecchi D'Amico, M. Antonioni; fotografia:
Gianni Di Venanzo; scenografia: Gianni Polidori; musica: Giovanni
Fusco; montaggio: Eraldo Da Roma; interpreti: Eleonora Rossi Drago,
Gabriele Ferzetti, Franco Fabrizi, Valentina Cortese, Yvonne
Fourneaux, Madeleine Fischer; origine: Italia; produzione:
Trionfalcine; durata: 104'
Clelia viene mandata a Torino
da Roma per aprire un atelier di moda. Qui conosce un gruppo di
amiche, ricche e ciniche. Quando una di loro si suicida per amore,
Clelia entra in crisi, litiga con le altre e perde il posto.
«Bellissima galleria di donne in amore tratta da Cesare
Pavese e dipinta da Michelangelo Antonioni prima maniera, quando il
Maestro non era stato ancora colto dall'irreversibile sindrome
dell'incomunicabilità. Un ritratto amaro della buona
borghesia, afflitta da cinismo e fame di carriera, che riunisce un
gruppo di attrici sorprendentemente brave e molto, ma molto
antipatiche» (Bertarelli). «Le amiche è
un film di cui potendo rigirerei almeno un terzo. È stato
realizzato nelle condizioni peggiori. Incominciato da una casa di
produzione, è stato ripreso da un'altra dopo due mesi e
mezzo di interruzione. […] È triste constatare de
visu che una storia di personaggi, un conflitto di sentimenti e di
psicologie, uno svolgersi di stati d'animo e di atmosfere diventano
un affare» (Antonioni).
Vietato ai
minori di anni 14
ore
21.00
Il grido (1957)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto: M. Antonioni; sceneggiatura: M. Antonioni, Elio
Bartolini, Ennio De Concini; fotografia: Gianni Di Venanzo; musica:
Giovanni Fusco; montaggio: Eraldo De Roma; interpreti: Alida Valli,
Steve Cochran, Betsy Blair, Dorian Gray, Lyn Shaw, Gabriella
Pallotta; origine: Italia; produzione: S.P.A. Cinematografica;
durata: 115'
Abbandonato dalla compagna,
l'operaio Aldo si mette in viaggio con la figlia per cercare un
lavoro che non riesce a trovare. Vivrà brevi avventure
sentimentali e proverà a tornare con la compagna che lo
respinge di nuovo... «In questo film, in cui pure si
ritrova la tematica che mi è cara, pongo il problema dei
sentimenti in modo diverso. Mentre prima i miei personaggi spesso
si compiacevano dei loro dispiaceri e delle loro crisi
sentimentali, nel Grido abbiamo a che fare con un
uomo che reagisce, che cerca di spezzare l'infelicità. Per
questo ho usato più compassione nel tratteggiare il
personaggio» (Antonioni).
Vietato ai
minori di anni 16
giovedì
4
ore
16.30
La notte (1961)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto e sceneggiatura: M. Antonioni, Ennio Flaiano, Tonino
Guerra; fotografia: Gianni Di Venanzo; scenografia: Piero Zuffi;
musica: Giorgio Gaslini; montaggio: Eraldo Da Roma; interpreti:
Marcello Mastroianni, Jeanne Moreau, Monica Vitti, Bernhard Wicki,
Rosy Mazzacurati, Maria Pia Luzi; origine: Italia/Francia;
produzione: Nepi Film, Silver Film, Sofitedip; durata: 122'
Il tran tran quotidiano di una
coppia, sposata da anni, è turbato dalla malattia di un
amico di famiglia. Dopo essersi recati in visita dal malato,
Giovanni e Lidia partecipano a una festa di un industriale,
lasciandosi andare, ma solo per noia. «Antonioni nel cinema
è unico: il suo linguaggio si avvicina più a quello
di uno scrittore che a quello di un regista»
(Patti).«Il soggetto de La notte l'ho scritto
prima dell'Avventura, però non ne ero molto convinto.
[…] Questo soggetto aveva un personaggio centrale che era
quello della donna, ma era la storia di una donna brutta alla quale
succedeva più o meno quello che succede alla protagonista
de La notte. Il fatto però che fosse brutta - e di
questo me ne accorsi più tardi - cambiava tutti i rapporti
con i personaggi, perché lasciava supporre che la caduta dei
sentimenti nel marito trovasse la sua causa proprio nella bruttezza
di lei» (Antonioni).
Vietato ai
minori di anni 16
ore
18.45
L'eclisse (1962)
Regia:Michelangelo Antonioni;
soggetto e sceneggiatura: M. Antonioni, Tonino Guerra, con la
collaborazione di Elio Bartolini, Ottiero Ottieri; fotografia:
Gianni Di Venanzo; scenografia: Piero Poletto; costumi: Bice
Brichetto; musica: Giovanni Fusco; interpreti: Monica Vitti, Alain
Delon, Francisco Rabal, Lilla Brignone, Rossana Rory, Mirella
Ricciardi; origine: Italia/Francia; produzione: Interopa Film,
Cineriz, Paris Film; durata: 125'
Vittoria conosce alla Borsa
Piero, un giovane spregiudicato, completamente differente da lei.
«Vittoria diventa […] la protagonista inquieta ed
instabile di una ricerca vana e nostalgica di una condizione di
vita autentica che sembra finita da molto tempo»
(Ferrero). «Ero capitato in ambienti dove c'erano
donne che giocavano in Borsa, come la madre della protagonista
[…] e mi sembravano dei personaggi così curiosi che
ho sentito un certo interesse per loro. Ho cominciato quindi ad
andare un po' a fondo: ho chiesto un permesso per andare in Borsa e
mi è stato concesso. Per quindici, venti giorni ho
frequentato la Borsa […] e ho capito che era un ambiente,
anche da un punto di vista visivo, straordinario»
(Antonioni).
Vietato ai
minori di anni 16
ore
21.00
Incontro moderato da Enrico
Magrelli con Enrica Fico Antonioni
a seguire
Fare un film per me è
vivere (1996)
Regia: Enrica Antonioni;
montaggio: Roberto Missiroli; origine: Francia/Italia; produzione:
Arte, Titti Film; durata: 52'
Video-documentario girato da
Enrica Antonioni sul set del film Al di là delle
nuvole: i luoghi, i paesaggi, il rapporto artistico e
intellettuale tra Antonioni e Wenders. Oltre ai due registi,
compaiono Tonino Guerra e gli interpreti del film: Fanny Ardant,
Irène Jacob, John Malkovich, Sophie Marceau, Marcello
Mastroianni, Jeanne Moreau, Vincent Perez, Jean Reno, Kim Rossi
Stuart, Inés Sastre.
Ingresso
gratuito
a seguire
Il filo pericoloso delle cose
(ep. di Eros, 2004)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto: da Quel bowling sul Tevere di M. Antonioni;
sceneggiatura: Tonino Guerra, M. Antonioni; collaborazione
artistica: Enrica Antonioni; fotografia: Marco Pontecorvo;
scenografia: Stefano Luci; costumi: Carin Berger; musica: E.
Antonioni, Vinicio Milani; montaggio: Claudio Di Mauro; interpreti:
Christopher Buchholz, Regina Nemni, Luisa Ranieri; origine:
Italia/Francia/Lussemburgo/Hong Kong; produzione: Fandango,
Solaris, Roissy Films, Cité Films Productions, Delux, Ipso
Facto, Block 2Pictures; durata: 35'
«Il filo pericoloso
delle cose chiude il film nel paesaggio aperto di Michelangelo
Antonioni, colline e orizzonti toscani, ondulati contorni di una
donna virtuale. [...] L'eros qui è messo a soqquadro, preso
d'assalto, vinto dallo sguardo di Antonioni più esperto di
Cupido. Ed è il piacere massimo del cinema vittorioso che
impone alle due donne di incontrarsi, una specchio dell'altro,
doppio di carne che capovolge la normalità dei sessi, e
grida il suo trionfo» (Ciotta). Gli altri episodi sono
diretti da Wong Kar-Wai e da Steven Soderbergh.
Ingresso
gratuito
venerdì
5
ore
17.00
I tre volti (1965)
Il provino. Regia:
Michelangelo Antonioni; soggetto e sceneggiatura: Tullio Pinelli;
fotografia: Carlo Di Palma; art director: Piero Tosi; scenografia:
Franco Bottari; musica: Piero Piccioni; montaggio: Eraldo Da Roma;
interpreti: Soraya, Ivano Davoli, Giorgio Santarelli.
Gli amanti celebri. Regia:
Mauro Bolognini; soggetto e sceneggiatura: Clive Exton, T. Pinelli;
fotografia: Otello Martelli; art director: P. Tosi; scenografia: F.
Bottari; musica: P. Piccioni; montaggio: Nino Baragli; interpreti:
Soraya, Richard Harris, Esmeralda Ruspoli.
Latin Lover. Regia: Franco
Indovina; soggetto e sceneggiatura: Alberto Sordi, Rodolfo Sonego,
F. Indovina; fotografia: O. Martelli; art director: P. Tosi;
scenografia: F. Bottari; musica: P. Piccioni; montaggio: N.
Baragli; interpreti: Soraya, A. Sordi, Goffredo Alessandrini.
Origine: Italia; produzione: Dino
De Laurentiis Cinematografica; durata: 115'
«La "prefazione" di
Antonioni è la cronaca di come un nostro simpatico collega
di "Paese Sera", Ivano Davoli, riuscì a scoprire il segreto
dei provino notturno di Soraya diretto da De Laurentiis in persona.
Ma il produttore ha voluto figurare solo di spalle e da lontano,
come Garibaldi in 1860, sicché, intimiditi
dall'atteggiamento prudenziale del "boss", i suoi collaboratori
fanno capolino nei film sommessi e in punta di piedi: Alfredo De
Laurentiis, l'avvocato Bruno Todini, l'operatore Otello Martelli e
il suo assistente Arturo Zavattini [...]. Sono cineasti da cinema
piuttosto che inclusioni della realtà; e lo stesso Davoli,
nel rivivere la sua avventura, assomiglia più all'eroe
malsicuro di un film come L'eclisse che a un intraprendente
cronista. Ce n'è abbastanza per cominciare a dire che
Antonioni rivela anche in uno "short" su ordinazione una
personalità determinante. Né Soraya né De
Laurentiis né Davoli sono i protagonisti di questa
prefazione, che ha un unico mattatore: Michelangelo Antonioni.
Forte dell'esperienza acquisita con Deserto rosso, Antonioni
inserisce il volto di Soraya in un contesto di forme e colori assai
vicino a certe ricerche della pittura attuale»
(Kezich).
a seguire
Michelangelo Antonioni, storia
di un autore (1966)
Regia: Gianfranco Mingozzi;
testo: Tommaso Chiaretti; fotografia: Jean Claude Lebreque, Ugo
Piccone; musica: Giovanni Fusco; montaggio: Domenico Gorgolini;
fonici: Raffaele De Luca, Emore Galeassi, Manlio Magara; origine:
Italia; produzione: National Film Board of Canada, IDI
Cinematografica; durata: 45'
Ritratto del regista
Michelangelo Antonioni reso attraverso le testimonianze di coloro
che hanno lavorato con lui, il film è il primo che Mingozzi
dedicò al mondo del cinema, accostandosi a un autore che
già allora era di culto e che, in quell'epoca, stava girando
il suo episodio del film I tre volti, dedicato al lancio
come attrice della principessa Soraya. Il film alterna interviste
(ad Antonioni, Monica Vitti) con un testo "critico" fuori campo di
Tommaso Chiaretti.
ore
20.00
Antonioni visto da
Antonioni (1978)
Intervista di Lino
Miccichè; origine: Italia; produzione: Rai; durata:
25'
"Nel 1978, la Rai
presentò per la prima (e ancora unica) volta in Rai un ciclo
di film di Antonioni dal titolo "Gli anni cinquanta visti da
Antonioni" (da Gente del Po a Il grido), su
iniziativa di Piero Pintus, responsabile del cinema di RAIDUE che
rimane a tutt'oggi un evento. In questa occasione Lino
Miccichè realizzò una lunga intervista "Antonioni
visto da Antonioni" in cui Antonioni per la prima volta si
raccontò liberamente sulla sua opera. Una testimonianza
storica di grande importanza" (di Carlo).
a seguire
Appunti per la rinascita di un
film (2002)
Regia: Stefano Landini;
montaggio: Erika Manoni; suono: Alessandro Bianch; aiuto regia:
Andrea Marinari; origine: Italia; produzione: Scuola Nazionale di
Cinema-Centro Sperimentale di Cinematografia, Mediaset Cinema
Forever, in collaborazione con Compass Film, Sociètè
Cinématographique Lyre; durata: 5'
Breve
documentario sul restauro del film di Antonioni con dichiarazioni,
fra gli altri, di Carlo Di Carlo e Vincenzo Verzini, uno dei
massimi esperti di restauro.
a seguire
L'avventura (1960)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto: M. Antonioni; sceneggiatura: M. Antonioni, Elio
Bartolini, Tonino Guerra; fotografia: Aldo Scavarda; scenografia:
Piero Poletto; costumi: Adriana Berselli; musica: Giovanni Fusco;
montaggio: Eraldo Da Roma; interprete: Gabriele Ferzetti, Monica
Vitti, Lea Massari, Dominique Blanchar, Renzo Ricci, James Addams;
origine: Italia/Francia; produzione: Cino Del Duca, Societé
Cinématographique Lyre; durata: 140'
Durante una crociera in
Sicilia, una donna scompare misteriosamente. Il fidanzato e l'amica
la cercano, sempre meno disperatamente… «Inedita
l'utilizzazione del paesaggio siciliano come protagonista
implicito: inospitale per i personaggi, esso costituì una
notevole fonte di problemi anche per le riprese, avvenute su uno
scoglio delle isole Eolie con il mare in tempesta»
(Mereghetti). «Ci sono dei film gradevoli e dei film amari,
dei film leggeri e dei film dolorosi. L'avventura è
un film amaro, spesso doloroso. Il dolore dei sentimenti che
finiscono o dei quali si intravvede la fine nel momento stesso in
cui nascono. Tutto questo raccontato con un linguaggio che ho
cercato di mantenere spoglio di effetti»
(Antonioni).
Vietato ai
minori di anni 14
sabato 6
ore
16.30
Il mistero di Oberwald
(1980)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto: da L'aigle à deux têtes di Jean
Cocteau; sceneggiatura: M. Antonioni, Tonino Guerra; fotografia:
Luciano Tovoli; scenografia: Mischa Scandella; costumi: Vittoria
Guaita; montaggio: M. Antonioni, Francesco Grandoni; interpreti:
Monica Vitti, Franco Branciaroli, Luigi Diberti, Elisabetta Pozzi,
Paolo Bonacelli, Amad Saha Alan; origine: Italia; produzione:
Rai, Polytel International; durata: 129'
«Cocteau aveva
già messo in cinema il suo dramma, Antonioni non ne fa un
remake, ma un pretesto di genere, un'occasione fortunata delle
"forti tinte", una prova per svelare e studiare la metafora. I
riferimenti storici al personaggio dell'imperatrice Sissi
d'Austria, che erano pallidi in Cocteau, sono stati accantonati da
Antonioni in favore della stilizzazione, della favola, come
suggerisce l'inizio tempestoso e un poco ironico. In una notte di
tempesta, la regina Monica Vitti arriva al castello di Oberwald e
cena da sola davanti al ritratto del marito ucciso in un attentato.
Non ha mai cessato d'amarlo, si sente finita con lui. Da un
passaggio segreto cade svenuto in camera sua il rivoluzionario
anarchico Franco Branciaroli, ferito; era venuto per ucciderla. La
Vitti vede in Branciaroli il sosia del re, Branciaroli nella Vitti
una donna prigioniera del suo potere» (Reggiani).
«Per quanto mi riguarda, penso di avere appena
incominciato a scalfire la gamma ricchissima di possibilità
che l'elettronica offre. Altri potranno fare di più. Una
cosa posso dire e cioè che il nastro magnetico ha tutte le
carte in regola per sostituire la tradizionale pellicola»
(Antonioni).
ore
19.00
Blow-up (1966)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto: dal racconto La bava del diavolo di Julio
Cortazar; sceneggiatura: M. Antonioni, Tonino Guerra; fotografia:
Carlo Di Palma; scenografia: Assheton Gordon; costumi: Jocelyn
Rickards; musica: Herbert Hanckock; montaggio: Frank Clarke;
interpreti: David Hemmings, Vanessa Redgrave, Peter Bowles, Sara
Miles, John Castle, Jane Birkin, Gillian Hills; origine:
Italia/Gran Bretagna; produzione: Carlo Ponti/ Bridge Film; durata:
111'
Thomas
è un fotografo di moda nella ricca, colorata e eccessiva
swinging London. Un giorno in un parco fotografa da lontano una
coppia. La donna, vistolo, lo insegue e fa di tutto per farsi dare
il rullino. Thomas riesce a ingannarla e a non darle le fotografie,
che sviluppa e ingrandisce alla ricerca di quel qualcosa che non ha
visto o notato a occhio nudo. Gli ingrandimenti gli rivelano la
presenza di una mano che tiene una pistola e di un'ombra sull'erba.
Tornato nel parco di notte trova - in effetti - un cadavere, che
però non è più lì la mattina dopo.
«Ma in evidenza è messo il carattere
dell'ambiguità (la scoperta di un delitto attraverso
l'ingrandimento di una fotografia è una vera scoperta? E il
delitto è un vero delitto? Ecc.) non come punto di arrivo di
una falsa neutralità, di una sospensione falsamente
fenomenologia, quanto proprio di una "riduzione" che vuol eliminare
gli aloni semantici per ricondurre l'attenzione ai momenti primi,
recuperando le zone ritenute marginali della realtà»
(Tinazzi). «Questo film, forse, è come lo Zen: nel
momento in cui lo si spiega lo si tradisce. Voglio dire che un film
che si può spiegare a parole non è un vero
film» (Antonioni).
Per gentile
concessione di Hollywood Classic - Copia proveniente da British
Film Institute
Vietato ai
minori di anni 14
ore
21.00
Professione: reporter
(1975)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto: Mark People; sceneggiatura: M. People, Peter Wollen, M.
Antonioni; fotografia: Luciano Tovoli; scenografia: Piero Poletto;
costumi: Louise Stjensward; musica: Ivan Vandor; montaggio: Franco
Arcalli, M. Antonioni; interpreti: Jack Nicholson, Maria Schneider,
Jenny Runacre, Jan Hendry, Stephen Berkoff, Ambroise Bea; origine:
Italia/Spagna; produzione: Compagnia Cinematografica
Champion, C.I.P.I. Cinematográfica, Films Concordia;
durata: 125'
«È la storia di
un uomo che ha per mestiere il guardare. Ma lui a questo mestiere
non crede più, [...] vuole abbandonare il guardare per il
"fare" e per questo [...] quando ne ha l'occasione decide di
cambiare vita, come Il fu Mattia Pascal di Pirandello: si
china sul cadavere di Robertson, l'amico sconosciuto, e, fin
dall'inizio forse, come dice lo stesso Antonioni, ne assorbe il
destino di morte» (di Carlo). «Quando mi proposero il
soggetto, in un primo tempo rimasi un po' sconcertato. Poi,
d'istinto, decisi di accettare. Cominciai le riprese prima di avere
ultimato la stesura della sceneggiatura perché gli obblighi
professionali di Jack Nicholson ci lasciavano poco tempo. Sono
partito quindi con un certo sentimento di distanza nei confronti
del film. Per la prima volta, mi trovavo a lavorare più con
la testa che, diciamo, con il "ventre". Ma durante le riprese delle
prime scene la vicenda cominciò a interessarmi. [...] Il
film durava due ore e dieci, per essere raccontata bene, la vicenda
esigeva quel metraggio. Il contratto con la Metro prevedeva
però una durata di due ore, non un minuto di più.
Lottai tre mesi come un pazzo furioso contro la Metro, ma alla fine
dovetti piegarmi: l'alternativa era tagliare o non lasciare uscire
il film. Le due scene che ho dovuto tagliare davanti un senso assai
diverso al film. Se avessi potuto montare tutte le sequenze che
avevo girato, Professione: reporter sarebbe il mio miglior
film» (Antonioni).«Nella penultima inquadratura
del film, l'occhio di Antonioni è sospeso nello spazio (la
mdp sorretta da una gru alta trenta metri) per essere libero di
raccontare dal di fuori ciò che avviene con un'ottica di
osservazione sdoppiata: l'ottica di lontananza e l'ottica della
prossimità che gli permettono di esplorare minuziosamente
ogni dettaglio di senso dell'immagine. Nel suo ultimo movimento,
totalizzante, la mdp è come se planasse sul mondo, ad
afferrare le ultime immagini e forse a indicare
l'inevitabilità della morte. Professione reporter
è un film che nel suo farsi è entrato nella
Modernità» (di Carlo).
Per gentile
concessione di Hollywood Classic
domenica
7
ore
16.30
L'avventura
(replica)
Vietato ai
minori di anni 14
a seguire
Ritorno a Lisca bianca
(1983)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto e sceneggiatura: M. Antonioni; fotografia: Carlo Di Palma;
operatore alla macchina: Massimo Di Venanzo; montaggio: M.
Antonioni; suono: Jeti Grigioni; origine: Italia; produzione:
Gianni Massironi per Rai Tre; durata: 9'
«Realizzato per il
programma tv di Enrico Ghezzi e Michele Mancini Falsi ritorni
(per un'archeologia del set) e ancora non terminato. Presentato
la prima volta al Festival di Cannes 1989 dal Progetto
Antonioni. È il ritorno di Antonioni sui luoghi di
L'avventura, ventiquattro anni dopo» (di Carlo).
ore
19.15
Identificazione di una
donna (1982)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto: M. Antonioni; sceneggiatura: M. Antonioni, Gérard
Brach, con la collaborazione di Tonino Guerra; fotografia: Carlo Di
Palma; scenografia: Andrea Crisanti; costumi: Paola Comencini;
musica: John Foxx; montaggio: M. Antonioni; interpreti: Tomas
Milian, Daniela Silverio, Christine Boisson, Lara Wendel, Veronica
Lazar, Enrica Fico; origine: Italia-Francia; produzione: Iter Film,
Rai, Gaumont; durata: 129'
Regista alla ricerca di un
personaggio femminile per un suo film conosce due giovani donne con
le quali, a distanza di poco tempo, vive travagliate storie
d'amore. Il film gli sfugge di mano e, con esso, la sua esistenza.
Antonioni gira attorno al vuoto cercando di colmarlo con le
emozioni, ma i sentimenti si negano al suo alter ego. Premio per il
35° anniversario del Festival di Cannes nel 1982. «La
novità di Identificazione rispetto ai miei film
precedenti sta nel fatto che non ci sono crisi nei personaggi, ma
conflitti. Nel momento in cui scoppiano, tali conflitti trovano una
soluzione» (Antonioni).
Vietato ai
minori di anni 14
ore
21.30
Zabriskie Point
(1970)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto: M. Antonioni; sceneggiatura: Fred Gardner, Sam Shepard,
Tonino Guerra, M. Antonioni; fotografia: Alfio Contini;
scenografia: Dean Tavoularis; costumi: Ray Summers; interpreti:
Mark Frechette, Daria Halprin, Paula Fix, G. D. Spradlin, Bill
Garaway, Rod Taylor; origine: Italia; produzione: Carlo Ponti;
durata: 105'
Mark,
accusato di aver ucciso un poliziotto durante una manifestazione,
ruba un piccolo aereo e atterra nella valle della morte, dove
incontra una ragazza con cui fa l'amore a Zabriskie Point.
«Il senso misterioso della storia prevale sul giudizio
sociale e politico, l'ansia di rinascere purgati dall'innocenza,
alberi e acqua, sulla cupa violenza della morte» (Grazzini).
«I miei personaggi e le loro storie sono il tentativo di
dipanare un filo attraverso alcune cose aggrovigliate che accadono
oggi e che è difficile capire, nell'insieme, benché
queste cose abbiano per tutti, o stiano per avere, una grande
importanza. Forse il mio film è la storia di una ricerca,
d'un tentativo di liberazione. In un senso interiore e privato. Ma
a confronto con la realtà provocatoria dell'America
intera» (Antonioni).
Per gentile
concessione di Hollywood Classic - Copia proveniente da British
Film Institute
Vietato ai
minori di anni 18
lunedì
8
chiuso
martedì
9
ore
17.00
Chung Kuo - Cina
(1972)
Regia: Michelangelo Antonioni;
collaborazione artistica e testo: Andrea Barbato; fotografia:
Luciano Tovoli; consulenza musicale: Luciano Berio; montaggio:
Franco Arcalli; origine: Italia; produzione: Rai, Sacis; durata:
217'
«È un
documentario sulla Cina diviso in tre parti. La prima è
stata girata nella zona vecchia della città di Pechino. La
seconda in una fabbrica dell'Henan e nella parte vecchia della
città di Suzhou. L'ultima parte mostra il porto e le
industrie di Shanghai» (www.cinematografo.it).
«Antonioni si accosta alla Cina con il metodo
dell'osservazione e basta: un limite ma anche una scelta. Ne viene
fuori una Cina vista da un "visitatore" discretamente attento,
incline e costretto all'impressione, alla frantumazione: un occhio
dilatato ma anche parziale, frammentario, senza capacità (e
volontà, probabilmente) di analisi» (Tinazzi).
«Il film si intitola Chung Kuo, che vuol dire Cina. In
realtà non è un film sulla Cina quello che ho girato,
ma sui cinesi. Ricordo di aver chiesto, il primo giorno della
discussione, cos'era secondo loro ciò che simboleggiava
più chiaramente il cambiamento avvenuto nel paese dopo la
Liberazione. "L'uomo", mi avevano risposto. I nostri interessi
dunque almeno in questo coincidevano. [...] Che cosa, precisamente,
mi ha colpito nei cinesi? Il loro candore, la loro onestà,
il rispetto reciproco» (Antonioni).
a seguire
Kumbha Mela (1989)
Regia: Michelangelo Antonioni;
origine: Italia; produzione: Enrica Fico Antonioni; durata:
18'
La Kumbha
Mela è la più importante festa religiosa indiana che
si svolge ogni dodici anni in un luogo considerato sacro, vicino
alla città di Allahabad alla confluenza del Gange con i
fiumi Jamuna e Saraswati che è sotterraneo o immanifesto -
come dicono gli indiani - a rappresentare l'Assoluto. Quando si
svolge la festa, il Gange non è in piena e allora il suo
enorme letto può ospitare milioni di persone, di uomini
religiosi, di fedeli provenienti da ogni parte dell'India che si
fermano giorni interi a pregare per poi recarsi per un bagno
purificatore al fangum, il punto esatto in cui i tre fiumi
s'incontrano. Antonioni, invitato nel 1977 in India da Indira
Gandhi chiede di partecipare e gira egli stesso con una Bell &
Howell 16/mm la cerimonia. Il materiale rimane nel cassetto fino al
1989, quando Antonioni si convince a montare il materiale e a
presentarlo a Cannes nel 1989 all'interno del "Progetto Antonioni"
(1988/1993), curato da Carlo di Carlo.
ore
21.15
Il deserto rosso
(1964)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto e sceneggiatura: Tonino Guerra, M. Antonioni; fotografia:
Carlo Di Palma; scenografia: Piero Poletto; costumi: Gitt Magrini;
interpreti: Monica Vitti, Richard Harris, Carlo Chionetti, Xenia
Valderi, Rita Renoir, Lili Rheims; origine:Italia/Francia;
produzione: Film Duemila, Cinematografica Federiz, Francoriz
Production; durata: 117'
«A Ravenna, ridotta a
deserto industriale, una giovane borghese nevrotica, moglie di un
ingegnere, cerca vanamente un equilibrio, si fa un amante e vaga
senza trovare soluzione alla sua crisi. 9° film di Antonioni, e
il suo primo a colori, in funzione soggettiva (fotografia di Carlo
Di Palma, Nastro d'argento) come espressione di una realtà
dissociata e con ambizione di trasformarlo esso stesso in racconto
come "mito della sostanziale e angosciosa bellezza autonoma delle
cose". Come nei 3 precedenti film con Monica Vitti, la donna
è l'antenna più sensibile di una nevrosi comune nel
contesto della società dei consumi e della natura inquinata.
Leone d'oro alla Mostra di Venezia» (Morandini).
«Questo è [...] il meno autobiografico dei miei
film. È quello per il quale ho tenuto di più l'occhio
rivolto all'esterno. Ho raccontato una storia come se la vedessi
accadere sotto i miei occhi. Se c'è ancora
dell'autobiografia, è proprio nel colore che si può
trovarla. I colori mi hanno sempre entusiasmato. Io vedo sempre a
colori. Voglio dire: mi accorgo che ci sono, sempre. Sogno, le rare
volte che sogno, a colori» (Antonioni).
Vietato ai
minori di anni 14
mercoledì 10
ore
17.00
Roma (1990)
Regia: Michelangelo Antonioni;
soggetto: M. Antonioni; collaborazione artistica: Giulio Carlo
Argan, Maurizio Fagiolo; fotografia: Carlo Di Palma; montaggio:
Fiorenza Müller; aiuto regia: Enrica Fico Antonioni;
collaborazione per la musica: Roman Vlad; origine: Italia;
produzione: Recta Film per Istituto Luce e Ministero del Turismo e
dello Spettacolo; durata: 9'
Cortometraggio realizzato
nell'ambito di 12 autori per 12 città, all'interno
della serie prodotta in occasione dei Mondiali di calcio del
1990.
a seguire
Lo sguardo di Michelangelo
(2004)
Regia: M. Antonioni;
sceneggiatura: M. Antonioni; fotografia: Maurizio Dell'Orco;
montaggio: Roberto Missiroli; origine: Italia; produzione: Istituto
Luce, Lottomatico; durata: 15'
Dopo molti
anni Antonioni torna a S. Pietro in Vincoli e attraversa in
silenzio la navata della chiesa immersa nella penombra, attratto
dalla forza ancestrale del marmo scolpito. Nei quindici minuti
d'immagini che seguono, il grande maestro del cinema italiano ci
coinvolge nel turbamento assorto che pervade il genio nel momento
del distacco dalla sua opera. Il progetto di questo film,
realizzato grazie al contributo dell'Istituto Luce, rappresenta la
fase culminante di un progetto di comunicazione interdisciplinare,
ideato e condotto da Lottomatica, dedicato alle fasi di restauro
della sepoltura monumentale di Papa Giulio II, di cui il
Mosè è l'elemento più famoso e prezioso.
«Di fronte alla forza del Mosé, forse cogliendo
subito la sua "terribilità" e la luce che emana e sprigiona
e che colpisce, Antonioni ha deciso di mettersi in gioco, di
autorappresentarsi (per la prima volta, lui così schivo e
riservato). Autorappresentarsi per rappresentare questo incontro,
per trovarsi di fronte a questa grandezza con tutto se stesso, per
cercare i tanti sguardi possibili e anche impossibili del
Mosè, e donarci, col suo occhio, la bellezza restituita allo
splendore della sua enigmaticità, lui giovane di novantadue
anni di fronte al cinquantenne Mosè» (di
Carlo).
a seguire
Noto Mandorli Vulcano
Stromboli Carnevale (1992)
Regia: Michelangelo Antonioni;
fotografia: Felice De Maria; musica: Nicola Sani; montaggio:
Claudio Di Mauro; aiuto regia: Enrica Fico Antonioni; direttore di
produzione: Fiore De Rienzo; produzione: Franco Gonella (Colourart)
per Enel; durata: 8'
«Realizzato dall'ENEL
(Ente Nazionale per l'Energia Elettrica) per il padiglione italiano
dell'EXPO di Siviglia. Sono cinque momenti, cinque sguardi di
Antonioni sulla Sicilia: un ritorno a Noto, uno dei luoghi di
L'avventura; una visione inquietante dei vulcani Stromboli e
Vulcano; le immagini dolci e riposanti dei mandorli fioriti sulle
colline di Noto; il carnevale di Acireale» (di
Carlo).
a seguire
Sicilia
(1997)
Regia: Michelangelo Antonioni;
assistente alla regia: Rita Gari; fotografia: Maurizio Dell'Orco;
musica: Lucio Dalla; montaggio: Claudio Di Mauro; origine: Italia;
produzione: M. Antonioni, Enrica Fico Antonioni; durata: 9'
«La
Sicilia vista da Antonioni per un documentario della Regione
Siciliana» (di Carlo).
a seguire
Al di là delle
nuvole (1995)
Regia: Michelangelo Antonioni e
Wim Wenders; soggetto: tratto dal libro di appunti Quel bowling
sul Tevere di M. Antonioni; sceneggiatura: M. Antonioni, W.
Wenders, Tonino Guerra; fotografia: Alfio Contini, Robby Miller;
scenografia: Thierry Flamand; costumi: Esther Walz; musica: Lucio
Dalla, Van Morrison, Laurent Petitgang; montaggio: Claudio Di
Mauro, Peter Przygodda, Luciano Segure; interpreti: Kim Rossi
Stuart, Ines Sastre, John Malkovich, Sophie Marceau, Peter Weller,
Jean Reno, Fanny Ardant, Vincent Perez, Irène Jacob;
origine: Francia/Italia/Germania; produzione: Cecchi Gori Group
Tiger Cinematografica, Sunshine, Cine B., France 3 Cinema, Road
Movies Zweite Produktionen, Canal Plus, Degeto Film, ADR; durata:
109'
«Le storie d'amore
difficile, tratte dai racconti di Antonioni pubblicati nel 1983 da
Einaudi col titolo Quel bowling sul Tevere, fanno parte del
diario mentale d'un regista che, accompagnato da una voce
interiore, immagina vicende, personaggi, incontri, interpreti: alla
perenne ricerca di quanto sta oltre le cose e la loro apparenza,
"l'assoluta misteriosa realtà che nessuno vedrà mai".
Il film con cui l'amato Antonioni torna al cinema a
ottantatré anni, tredici anni dopo Identificazione di
una donna, è un'impresa unica, irripetibile e memorabile.
Si sa che, dopo la malattia che lo colpì nel 1985, il
regista non è in grado di parlare né di leggere
né di scrivere. Wim Wenders ha accettato con grande
generosità quel ruolo di stand by director, di secondo
regista pronto a intervenire se necessario, preteso in un caso
simile dalle società di produzione e di assicurazioni, e ha
diretto il prologo, l'epilogo, due brevi intervalli, un quarto
d'ora di film, mentre è di un'ora e mezzo la parte diretta
da Antonioni. Tonino Guerra è il primo tra gli
sceneggiatori, Enrica Antonioni è stata come sempre in
questi anni assistente, voce, interprete, coraggio e sostegno del
marito. Il risultato è imperfetto [...] ma le immagini sono
potenti e affascinanti, i piani-sequenza straordinari, gli stili
diversi benissimo armonizzati, la bellezza visuale è
grande» (Tornabuoni).
ore
20.30
Incontro moderato da Enrico
Magrelli con Carlo di Carlo
a seguire
Antonioni su Antonioni
(2008)
Regia: Carlo di Carlo; origine:
Italia; produzione: Cineteca del Comune di Bologna, in
collaborazione con Rai Teche, Rai Trade, Mediaset; durata:
55'
«È da tempo che
mi riproponevo di realizzare quest'opera costituita da immagini di
repertorio, registrate im Lauf der Zeit, nel corso del tempo,
rubate durante la loro messa in onda, raccolte e conservate nel mio
archivio. Molti suoi significativi interventi a programmi e
trasmissioni televisive in grado di fornire nell'insieme un
ritratto inedito di Michelangelo Antonioni. Interventi che coprono
un arco di vent'anni, visti di sfuggita in servizi speciali o in
finestre di programmi della RAI e da due estratti della penultima
sua apparizione pubblica (nel dicembre 1985) al
MaurizioCostanzo Show e dell'ultima intervista concessa a Gian
Luigi Rondi, in occasione dei novant'anni del cinema, un giorno
prima della malattia. E allora, con la complicità del
Dipartimento per il Cinema del Ministero per i Beni e per le
Attività Culturali e della Cineteca di Bologna - il cui
sindaco Renato Zangheri gli attribuì nel 1980 il suo massimo
premio, l'Archiginnasio d'oro, relatore Roland Barthes con la sua
celebre orazione Caro Antonioni… - ho pensato che
questo film, dopo più di quarant'anni di sodalizio con
Michelangelo, fosse per me il miglior modo di ricordarlo e di
consegnarlo con affetto alla moglie Enrica. Scoprire e/o riscoprire
le parole, i pensieri, le argomentazioni di Antonioni, e ascoltare
oggi la sua voce dall'immutato accento emiliano, viva ma da lungo
tempo lontana, è un'emozione forte e intensa. Una rara
testimonianza di un autore che dimostra, pur avendo consentito
raramente di raccontarsi, di non essere mai reticente, nemmeno
verso se stesso» (di Carlo).
Ingresso
gratuito
a seguire
Le immagini e il tempo:
Michelangelo Antonioni (2005)
Regia: Luca Verdone; fotografia:
Maurizio Manduzio; montaggio: Cesare Simoncelli; origine: Italia;
produzione: Rai International; durata: 52'
Il tema del documentario
dedicato ad Antonioni è l'analisi del linguaggio dei suoi
film. Le varie tappe della sua carriera sono descritte attraverso
la riproposizione di molti documenti filmati di proprietà
dell'Archivio Rai, a partire dagli anni Cinquanta, e delle sequenze
più significative dei suoi film. Il ritratto di uno dei
più famosi registi italiani è arricchito dalle
numerose testimonianze degli amici e dei collaboratori, come sua
moglie Enrica Fico Antonioni, Francesco Maselli, Carlo di Carlo,
Tonino Guerra, Lucia Bosè, Sam Shepard, David Hemmings,
Alfio Contini, Chiara Caselli, Regina Nemni, attrice del suo ultimo
film, Eros.
Per gentile
concessione di Rai International - Ingresso gratuito





